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MALTRATTAMENTI

Trova rifugio in una casa famiglia, ma il marito la scova e l'aggredisce: condannato

08 novembre 2018, 06:00

Trova rifugio in una casa famiglia, ma il marito la scova e l'aggredisce: condannato

Ossessivo. Maniacale. Non c'era tassello della vita della moglie che potesse sfuggirgli. L'aveva scovata perfino nella casa famiglia della Bassa in cui lei aveva trovato rifugio dopo anni di sopraffazione. E quando, il 26 giugno scorso, era uscita dalla struttura per alcune commissioni, le si era parato davanti con un coltello gettandola a terra. Marocchino, 35 anni, era finito direttamente in manette, arrestato dai carabinieri: ieri è stato condannato a 2 anni e 8 mesi per maltrattamenti, lesioni aggravate e porto abusivo del coltello. Il rito abbreviato gli ha consentito di beneficiare della riduzione di un terzo della pena. Ma l'aggressione che l'aveva fatto finire in cella era solo l'atto finale dopo mesi di violenza. Nemmeno il figlio, un piccolo di 2 anni, era riuscito a fargli cambiare pelle: i maltrattamenti non si sono mai fermati. Una quotidianità costellata da litigi, in cui gli insulti e le provocazioni erano quasi sempre il prologo di gesti più brutali. Al limite della follia. Mettendo insieme pezzi di legno e qualche lama, l'uomo era arrivato addirittura a fabbricarsi dei coltelli in casa. Nessuna innocua passione da collezionista, perché con uno di quei coltelli aveva anche ferito la donna alle gambe e alle braccia. Insulti, botte e minacce: «Ti ammazzo», le aveva urlato lo scorso marzo mettendole le mani attorno al collo. Poi, altri colpi al volto.

Ma quell'ultima brutalità dà alla donna la forza di cambiare. Guardare oltre quelle quattro mura. Lo fa anche per quel bambino, che a soli 2 anni ha già sperimentato la paura. Se ne va con il piccolo in una struttura protetta, ma subito non può trovare pace nemmeno a chilometri di distanza da casa. Sono i familiari del marito, che dal Marocco la chiamano per riversarle addosso odio e rancore. La insultano e la minacciano, perché se ne è andata lasciando il marito. Ma lei resiste: la sua sofferta decisione l'ha già presa. E poi si costituirà anche parte civile al processo. Un ulteriore gesto di coraggio, al di là del risarcimento ottenuto per sé e per il figlio. G.Az.

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