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Lutto

Addio a Nella Venturini, la voce dell'Oltretorrente

09 novembre 2018, 06:02

Addio a Nella Venturini, la voce dell'Oltretorrente

MARGHERITA PORTELLI

Se ne è andata sottovoce, Nella Venturini. Poche cerimonie e un canto intonato dalle «sue» amate voci oltretorrentine: quel che basta per dirsi arrivederci. Parmigiana doc, fondatrice e presidente del coro delle tradizioni popolari tutto al femminile «Renzo Pezzani», Nella si definiva una semplice appassionata di storia della città di Parma e una studiosa del nostro vernacolo.

In realtà era anche la premurosa custode di un patrimonio di tradizioni prezioso, fatto di canzoni popolari e di cultura parmigiana. Nata in via D’Azeglio il 21 settembre del 1930 (i suoi nonni avevano la trattoria «Del Fiore» in Oltretorrente), ha sempre coltivato quell’amore viscerale che la legava al suo quartiere.

Da giovane aveva lavorato come ostetrica, per poi impiegarsi in Provincia e, mentre lavorava, laurearsi in Giurisprudenza. Dopo la pensione, Nella si era data in pasto alle mille passioni che l’avevano sempre animata: arte, musica, politica. Amava le tradizioni parmigiane (era stata presidentessa del circolo culturale «Carlo Cattaneo», nel quale aveva promosso la riscoperta del dialetto), ma era anche aperta a nuove culture (dopo i sessant’anni aveva cominciato a viaggiare e a scoprire il mondo).

I familiari la ricordano come «una (bis)nonna “sprint”, piena di energia, indocile agli schemi ed eclettica». Innamorata della vita, aveva un atteggiamento sempre propositivo: più passavano gli anni, più forte lei sognava. Ci teneva che il suo coro, formato da tante signore parmigiane e diretto magistralmente da Gabriella Corsaro, fosse sempre in prima linea, in diversi contesti: dalle case di riposo - «per fare del bene a chi è meno fortunato e nei nostri canti ritrova i ricordi della gioventù», raccontava - alle manifestazioni organizzate nei vari circoli della città in importanti occasioni, come il 25 aprile o il 1° maggio.

«La nostra attività è finalizzata alla ricerca e al recupero di quelle melodie ricche di una bellezza semplice, di quei canti popolari appartenenti alle tradizioni delle varie categorie di lavoratrici della seconda metà dell’Ottocento, come le mondine, le lavandaie, le contadine - sottolineava qualche anno fa in un’intervista -. Il canto popolare è una ricchezza immutata di emozioni a dispetto delle rivoluzioni sociali e tecnologiche».

Se ne è andata, insomma, una fiera ragazza di 88 anni, che è stata capace di insegnare, a chi l’ha incrociata sul proprio percorso, l’importanza di affrontare la vita con allegria e leggerezza. Avrebbe voluto poche lacrime, al suo addio. Lei, in fondo, non faceva altro che sorridere.

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