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NOCETO

Addio a Persegona, l'imprenditore ciclista

09 novembre 2018, 06:00

Addio a Persegona, l'imprenditore ciclista

ALBERTO DALLATANA

Domani avrebbe compiuto 80 anni, Tarcisio Persegona. Ma quel traguardo, lui che in sella alla bici ne aveva tagliati tanti, lo ha solo sfiorato. L'imprenditore nocetano si è spento mercoledì sera, dopo che due mesi fa un malore lo aveva colpito proprio durante uno dei suoi abituali giri in bicicletta.

Un improvviso peggioramento lo ha strappato all'affetto della moglie Gabriella, dei figli Mara, Sonia e Giacomo, dei suoi nipoti, ma anche di tutto il mondo del ciclismo. Perché il nome di Tarcisio Persegona e dell'azienda di cui era fondatore e presidente, il gruppo Tre Colli (una realtà che spazia dal movimento terra alla costruzione di oleodotti, immobili e molto altro, creata negli anni Settanta da Tarcisio insieme al fratello Luigi, al cugino Gianfranco e all'amico Lorenzo Zermani, che oggi conta quasi quattrocento dipendenti), erano conosciuti davvero da tutti nel panorama italiano delle due ruote. Persegona è stato infatti uno degli ultimi veri mecenati di questo sport, sostenendo tantissime squadre ed eventi.

Dai professionisti dell'Androni alle donne del Team Chirio, dai bambini del Velo Club Fidenza – Tre Colli (a Fidenza, fra l'altro, la sua azienda ha la sede amministrativa), ai dilettanti del Team Beltrami ai ragazzi del Noceto, passando per il Giro dell'Appennino e tante altre realtà del Piemonte e della Liguria, dove la Tre Colli ha importanti sedi operative. «Cerco di dare una mano a tutti – spiegava spesso -, perché il ciclismo ne ha bisogno». Compresi i cicloamatori, categoria nella quale Tarcisio si annoverava appieno. Aveva riscoperto la bici a 40 anni, per non lasciarla più. Negli anni ha stretto solide amicizie con quelli che erano i suoi idoli sportivi, su tutti Francesco Moser, ma anche Gianni Motta, Michele Dancelli, Imerio Massignan, Vittorio Adorni e gli ex professionisti di Parma, fino all'attuale ct della Nazionale Davide Cassani, a Fondriest, Simoni e tanti altri. Volevano tutti un gran bene a quell'uomo dai valori genuini, sempre disponibile e con la battuta pronta. L'anno scorso lo hanno accompagnato nella sua cinquecentesima scalata del Passo Gavia, una delle salite italiane più dure, che in Lombardia collega Valcamonica e Valfurva. Aveva iniziato quando, quarant'anni fa, prese casa a Ponte di Legno, poi il Gavia diventò un'abitudine e una piacevole sfida. Si era guadagnato il soprannome di «Re del Gavia» e il rifugio Bonetta, che sempre lo aveva accolto al termine dello sforzo, ieri lo ha salutato su Facebook, aggiornando definitivamente il conteggio: 550 ascese. Tutte puntualmente registrate nei 42 taccuini sui quali Tarcisio annotava ogni uscita in bicicletta, per un totale di 500mila chilometri percorsi. Cavaliere della Repubblica, attivo in diversi progetti benefici, Persegona era anche un grande collezionista di bici d'epoca, tanto da arrivare a a possederne più di trecento, esposte in vari musei del ciclismo (che lui, manco a dirlo, ha finanziato). «Tarcisio era di una generosità rara – il ricordo di Vittorio Adorni -, non l'ho mai sentito dire di no a qualcuno. Ho conosciuto pochissime persone come lui: lascia un grande vuoto. Si può tranquillamente dire che, pur non avendo mai corso, è entrato nella storia di questo sport». I funerali saranno celebrati domattina alle 10, nella chiesa parrocchiale di Pieve di Cusignano, località nella quale Persegona è cresciuto e nel cui cimitero riposerà. Il prossimo 28 maggio il Giro d'Italia affronterà il Passo Gavia, in una tappa che partirà da Lovere e arriverà proprio a Ponte di Legno, seconda casa di Tarcisio. Quella sarebbe stata la «sua» tappa e, in un certo senso, la sarà.

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