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PILOTTA

Tornati a casa due «gioielli» della Real Fabbrica di maiolica

10 novembre 2018, 06:00

Tornati a casa due «gioielli» della Real Fabbrica di maiolica

Lucia Galli

Parma capitale? Della lirica, del buon gusto, della gastronomia, ma anche della maiolica. Punta a riscoprire un aspetto meno conosciuto della città ducale la nuova acquisizione della galleria Nazionale della Pilotta che, da ieri, può fregiarsi, dopo un iter durato otto mesi, di due pezzi in più. Un bacile ed un versatoio, una “parure” tanto piccola nelle dimensioni, quanto enorme nel valore. Intanto perché i pezzi sono stati recuperati sul mercato, al costo di 15mila euro da un collezionista ed investitore privato. Abile l'opera di ricerca guidata dal direttore Simone Verde che ha inteso fare luce sul periodo dei Borbone Parma, quando la Real Fabbrica di maiolica e vetri di Parma sfornava servizi e corredi per le migliori tavole del Ducato.

Erano i tempi del boom economico del territorio guidato da Guillame Du Tillot, primo ministro di Filippo Borbone e Luisa Elisabetta. Alla corte operavano Ennemond - Alexandre Petitot e a quella fabbrica, fra la Rocchetta e l'antico ponte Verde, lasciarono la firma Antonio Biacca e Nicola Piacentini. Un vero distretto artigianale, si direbbe, dato che, pochi decenni dopo e pochi metri più in la, quel know how imprenditoriale sarebbe proseguito attraverso le vetrerie dei Bormioli. Così Parma era per la ceramica maiolica come una piccola Meissen, patria tedesca per antonomasia della porcellana, ma di questa tradizione pochi esempi restano in città. “Questi pezzi, datati 1779, sono i più antichi testimoni della fabbrica che operava sul territorio con un privilegio del 1759”, spiega Verde mostrando anche la grida regia con tanto di tariffario vendite. Anche questo documento presto accompagnerà la nuova “parure” che oggi occhieggia da un angolo della sala del Trionfo, alle spalle del teatro Farnese: nel riallestimento recente questi spazi raccolgano i “must” della grandeur della Parma, con altri pezzi di ceramica che però sono solo in deposito, al celebre trionfo da tavola di Damià Campeny. “Con questa operazione – prosegue Verde – la Pilotta torna ad acquistare e a fare ricerca scientifica”. Il precorso di acquisto, infatti è degno di un art movie. Queste ceramiche erano note a Parma grazie ad una pubblicazione presentata in città nel 2010. Si tratta del libro La Real Fabbrica della Maiolica e Vetri e la ceramica nel Settecento che raccoglie anni di ricerca sul tema della studiosa milanese Cristina Campanella e che proprio in copertina aveva fotografato i pezzi tornati oggi in città. In una delle sue visite a Torino, il direttore nota una somiglianza con un pezzo esposto a palazzo Madama.

Si tratta di un bacile datato 1783 con il marchio Parma. Ovviamente non è in vendita, ma da li scattano le ricerche e le trattative con il privato. I pezzi di Parma sono meglio conservati di quello di Torino: li guardi e ti commuovi ammirando la delicatezza dei fiori, da sempre uno dei simboli del “brand” Parma; la marezzatura verde incornicia con delicatezza le scene e i paesaggi che rappresentano la battaglia di Lepanto. Il direttore promette: “Ora la ricerca continua”. Nel “mirino” della ricerca sarebbero due tele e un pezzo di arte antica già individuati, per i quali però saranno necessari fondi più cospicui ed investitori privati.

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