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SALSOMAGGIORE

Renzi chiude la mini Leopolda e avverte: «Basta rassegnazione, ma questo governo durerà»

11 novembre 2018, 06:02

Renzi chiude la mini Leopolda e avverte: «Basta rassegnazione, ma questo governo durerà»

PIERLUIGI DALLAPINA

SALSOMAGGIORE Si scalda, alza la voce e attacca il governo Lega-5 Stelle, accusandolo di essere caratterizzato da «un'incompetenza abissale» - vedi la gestione del crollo del ponte Morandi a Genova, «cialtroni» - per poi esplodere in un urlo di rabbia quando contesta le infelici prese di posizione di Beppe Grillo sugli autistici e di Rocco Casalino su chi ha la sindrome di Down: «Squallidi».

Matteo Renzi è l'incontenibile narratore a cui una parte consistente del Pd affiderebbe ancora volentieri il timone del partito, anche se l'ex premier ha già fatto sapere che in vista del congresso non sarà lui a rappresentare la sua area - per favore non chiamiamola corrente - bensì l'ex ministro dell'Interno, Marco Minniti.

O almeno, così sperano buona parte dei presenti alla giornata conclusiva di «Italia 2030», la due giorni renziana che ha scelto il Teatro Nuovo di Salso per serrare i ranghi e prepararsi alla sfida con i sostenitori dell'altro candidato segretario, Nicola Zingaretti. «Sono convinto che il Pd di Zingaretti non sarebbe il nostro partito», afferma qualcuno dal palco, prima dell'apertura delle porte del teatro alla stampa.

Chi si aspettava una posizione altrettanto netta da parte di Renzi, ieri mattina, al termine del suo lungo intervento, è però rimasto scontento, perché per chiudere «Italia 2030» l'ex segretario ha preferito restare alla larga dalla lotta per le candidature al congresso, limitandosi a sottolineare che «nella discussione interna c'è stato chi ha alzato il livello della meschinità, arrivando a vette inimmaginabili».

Dopo aver citato Calvino e Pasolini e dopo aver proiettato la colonna sonora di «Nuovo Cinema Paradiso» per fare gli auguri di compleanno ad Ennio Morricone, l'ex premier, senza mai nominare il suo candidato, Minniti, ricorda che «il mondo non finirà con questo congresso», per poi invitare i «dem» a «togliersi di dosso l'atteggiamento rassegnato, dato che avremo molto tempo per restare all'opposizione».

Perché di una cosa Renzi è convinto: «Il tempo di questa legislatura non sarà breve. Non andranno alle elezioni nemmeno se li paghiamo». E il motivo è presto detto: «Con la storia del secondo mandato, l'80% del gruppo dirigente dei 5 Stelle proverebbe l'ebrezza di andare a lavorare».

Battute a parte, fanno impressione i toni usati per giudicare l'esecutivo.

«Con la sola forza delle parole hanno bloccato l'economia», afferma, per poi parlare di «incredibile strategia suicida e masochista».

La platea, con l'ex ministro Boschi in prima fila dopo essersi sottoposta a una sessione di selfie, applaudiva. Chissà se il Pd del futuro riuscirà ad accendere lo stesso entusiasmo anche fra gli elettori.

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