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RIESAME

Il pm: «Censi deve andare in carcere: ha violato i divieti e può commettere nuovi reati»

14 novembre 2018, 06:01

Il pm: «Censi deve andare in carcere: ha violato i divieti e può commettere nuovi reati»

GEORGIA AZZALI

Peccati lievi. Ma le regole vanno rispettate, soprattutto quando c'è un giudice che te le impone. Potrebbe essere la (nota) «esuberanza» a far entrare in carcere Andrea Censi, perché per due volte l'ex sindaco di Polesine Zibello avrebbe violato le disposizioni del gip sui domiciliari. Censi ha il divieto assoluto di incontrare e comunicare con persone non autorizzate, eppure quattro giorni dopo l'arresto ha postato su Facebook quel messaggio in cui scriveva, tra l'altro: «Non posso dire nulla. Vorrei parlare con ogni cittadino per spiegare e chiarire tutto. Ma non si può». Nei giorni successivi, poi, ha invitato a casa un gruppo di parenti per un pranzo, ma tutti - tranne la madre - non erano autorizzati a incontrarlo. Due episodi al centro delle informative che ieri mattina il pm Emanuela Podda, titolare dell'indagine, ha presentato durante l'udienza davanti ai giudici bolognesi del Riesame, a cui nei giorni scorsi aveva proposto appello per chiedere che l'ex sindaco fosse rinchiuso in cella. Il tribunale si è riservato di decidere.

Ex da una sola settimana, Censi, perché ha resistito in sella per altri quattordici giorni dopo essere stato arrestato, il 23 ottobre scorso. Si è fatto da parte dopo aver saputo che la procura si era rivolta al Riesame per chiedere il carcere. Tuttavia, nonostante le dimissioni, secondo il pm, potrebbe comunque commettere reati, considerando anche che alcune delle accuse si riferiscono al periodo di transizione tra la fine del mandato come sindaco di Zibello e il suo insediamento, nella primavera del 2016, alla guida del nuovo comune di Polesine Zibello nato dalla fusione. Insomma, secondo la procura, Censi ha mostrato una tale «spregiudicatezza» da poter tornare a delinquere nonostante le dimissioni e i domiciliari.

Non solo il carcere, ma anche i Domiciliari, dopo le dimissioni, sarebbero «eccessivi», secondo la difesa. Mario Bonati, l'avvocato di Censi, ha evidenziato come al momento non ci siano affatto esigenze cautelari tali da giustificare il trasferimento dell'ex sindaco in cella. Già il gip aveva respinto la richiesta del carcere da parte del pm, ma - secondo la difesa - a maggior ragione dopo l'addio di Censi alla fascia tricolore, non ci sarebbe alcuna possibilità di commettere nuovi reati.

Corruzione, truffa, peculato, falso: Censi deve fare i conti con tutto questo. Fatti gravi, su cui ha insistito più volte il pm Podda durante l'udienza. Negli anni il sindaco avrebbe creato un «sistema di malaffare», grazie a una cerchia di collaboratori, come il segretario generale del Comune Giovanni De Feo e il suo vice, Giancarlo Alviani Sorenti Merendi, oltre che di alcuni amici fidati, tra cui l'imprenditore Gianpietro Usberti.

Ma Censi avrebbe anche ripagato alcuni debiti personali con denaro del Comune. Le auto dell'ente pubblico, poi, utilizzate come «cosa propria». Anche per andare ad acquistare la cocaina, secondo gli inquirenti.

Ora, però, il rischio è di passare dalle quattro mura di casa alla cella.

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