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BUSSETO

Alessandra Barabaschi, successo nel nome di Stradivari

15 novembre 2018, 06:00

Alessandra Barabaschi, successo nel nome di Stradivari

Paolo Panni

BUSSETO A Washington per parlare di Antonio Stradivari alla Library of Congress. Importante traguardo per la storica dell’arte bussetana Alessandra Barabaschi. Molto conosciuta e stimata a Busseto, dove torna spesso per rivedere i familiari e i tanti amici, su tutti il professor Corrado Mingardi, «che è stato - afferma - il mio mentore e fonte di grande ispirazione», può ormai essere considerata una delle massime esperte del celeberrimo liutaio cremonese Antonio Stradivari.

Dopo la laurea in Storia dell'Arte a Parma, ha vissuto e lavorato a Londra, è tornata nel nostro Paese per frequentare, grazie a una borsa di studio, un Master in Beni culturali alla Scuola di Direzione aziendale della Bocconi di Milano, per poi ripartire per l'Inghilterra. Per dieci anni ha lavorato come pr manager per una multinazionale americana e, dal 2009, vive a Bonn, dove ha fondato la sua agenzia di pubbliche relazioni. Nel 2010 è uscito il suo primo libro dedicato ad Antonio Stradivari, un’opera in quattro volumi in inglese, in cui ha analizzato e ricostruito la storia di 148 strumenti del grande liutaio cremonese.

«Durante la fase di ricerca - spiega - sono riuscita in diverse occasioni a correggere errori storici e a scoprire particolari relativi al passato degli strumenti che non erano mai stati pubblicati prima. Oggi, dopo anni dedicati allo studio di Stradivari, ho avuto l’onore di essere invitata dalla Library of Congress di Washington a tenere una conferenza il prossimo 18 dicembre». Una data non casuale, visto che il 18 dicembre 1737 Antonio Stradivari moriva a Cremona. «A Washington - sottolinea - racconterò l'affascinante storia del Quintetto de' Medici, che Stradivari costruì per la grande famiglia fiorentina. La Library of Congress, infatti, possiede proprio una viola che faceva parte di questo quintetto».

Dal Giappone ha ricevuto l’incarico di scrivere la storia di una ventina di strumenti di Stradivari per il progetto TSF2018 (Tokyo Stradivarius Festival 2018), culminato nella più grande mostra di strumenti di Stradivari della storia del Giappone, tenutasi quest'anno alla Mori Arts Center Gallery di Tokyo, con oltre 12mila visitatori. I suoi testi, compresa un’ampia biografia di Stradivari, hanno costituito il fulcro del bel catalogo della mostra, pubblicato in inglese e giapponese. Inoltre, i suoi articoli vengono regolarmente pubblicati dalle principali riviste di settore, come la londinese «The Strad» (considerata la «Bibbia» della liuteria), «Tarisio» e «das Orchester».

Pubblicati anche diversi suoi libri, tra cui uno edito dai parmigiani Scrollavezza e Zanré sul violino «Toscano» del 1690. A questo proposito «forse non tutti sanno - racconta - che gli strumenti della bottega del famoso liutaio hanno spesso nomi affascinanti. Ci sono il “Lady Inchiquin”, il “Barone Rothschild” e la “Bella Addormentata”. Questi tesori inestimabili sono circondati da un'aura di mistero, hanno una loro personalità e suonano ancora benissimo dopo oltre 300 anni. A me affascinano le loro storie, perché coincidono con le storie di coloro che li hanno posseduti e suonati, storie affascinanti, a volte commoventi, spesso incredibili. Gli strumenti di Stradivari esercitano un potere particolare sulle persone: c’è chi si è indebitato pur di riuscirne uno e chi ha rinunciato a tutto pur di non venderlo. Sono storie di strumenti ma, principalmente, di persone».

Quest'anno la studiosa ha iniziato su Tarisio una nuova serie di articoli, dedicata alle musiciste del XIX e XX secolo, che hanno lottato per non abbandonare il proprio sogno in un'epoca in cui, spesso, le donne non potevano studiare al conservatorio o dovevano abbandonare la carriera musicale per il matrimonio. Il primo articolo l’ha dedicato a Guilhermina Suggia, grande violoncellista portoghese; il secondo ad Alma Rosé, nipote di Gustav Mahler, morta ad Auschwitz, dove aveva diretto l'Orchestra delle Donne, salvando numerose vite. «La scorsa settimana - aggiunge - ho finito di scrivere una biografia su Johann Knoop, un barone tedesco che, a fine Ottocento, possedette una delle più grandi collezioni al mondo di violini. Il barone, che aveva solo pezzi eccellenti, Stradivari, Amati, Bergonzi, Guadagnini e altri, vendette la sua collezione per investire il ricavato in un faraonico sanatorio in Egitto, poiché il suo unico figlio maschio si era ammalato di tisi. Purtroppo, sia il barone sia la struttura da lui così fortemente voluta finirono in rovina». Ecco, dunque, un’altra bussetana che si sta facendo onore nel mondo lungo quel filo conduttore della musica che a Busseto da sempre trova terreno molto fertile.

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