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Picchia e minaccia la ex: «Ti sgozzo»

19 novembre 2018, 06:02

Picchia e minaccia la ex: «Ti sgozzo»

LAURA FRUGONI

Due agguati nella stessa notte, nel mirino sempre lei: l'ex convivente colpevole di non volerlo più, stanca delle sue botte e delle bugiarde litanie del giorno dopo («non lo farò più»), ossessionata dalle minacce, sempre più terribili.

«Ti sgozzo», le aveva sibilato l'altra sera. L'ultima: al culmine di quella notte da incubo è arrivata una gazzella dei carabinieri che l'ha portato via, arrestato per maltrattamenti e portato in via Burla.

Ed è l'ennesimo squarcio che si apre su una storia di violenza su una donna (di cui i contorni vanno tenuti sfumati). Storie spaventosamente simili. Mai uguali: qui c'è una donna che ha avuto il coraggio di chiedere aiuto - molte volte - non appena ha compreso che da sola non sarebbe riuscita a fermare l'escalation dei gesti e delle parole. Con un'angoscia che cresceva: domani magari potrebbe essere troppo tardi.

Lei è italiana, lui straniero dell'Etiopia: 33 anni, senza fissa dimora e probabilmente anche senza uno straccio di lavoro. La loro relazione era nata nel 2014, ma dopo non molto tempo erano cominciate le tensioni. Lui non contribuiva economicamente, e da circa un anno erano cominciate le minacce di morte. E le botte, anche perché - ha raccontato lei dopo i tanti «sos» - spesso quando tornava a casa era ubriaco. E quindi violento.

La situazione era precipitata l'estate scorsa. All'inizio di giugno la donna - che abita in una zona centrale - aveva presentato una denuncia ai carabinieri della stazione d'Oltretorrente, un'altra denuncia verso la fine di agosto, questa volta in questura.

Arriviamo all'inizio di novembre: una volante arriva a casa della donna, ed è l'ennesimo intervento per l'ennesima lite in cui lui le ha messo le mani addosso. Per l'etiope viene disposto l'allontanamento d'urgenza dalla casa familiare.

Passano tre giorni di calma piatta. Poi la donna torna a casa e trova la porta sfondata: è tornato. Questa volta non trova la forza di reagire - forse per stanchezza, forse per paura - non chiama più nessuno. L'ex le assicura che si fermerà solo pochi giorni, sta cercando un altro posto dove stare. Lei abbassa la testa fingendo di credere all'ennesim bugia e in un soffio torna tutto come prima.

Due giorni fa un altro litigio furibondo: la colpisce al volto, lei non chiama né 113 né 112 ma si presenta al pronto soccorso. «Trauma contusivo allo zigomo destro», sei giorni di prognosi.

La sera dopo - quella che culminerà nell'arresto - tutto ricomincia, ma quando le rovescia addosso la minaccia più terribile («io ti sgozzo») lei chiama i carabinieri. Arriva la gazzella: viene allontanato, gli intimano di non tornare.

Non gli basta ancora, non si ferma. All'una di notte è di nuovo sotto casa: s'attacca al citofono, poi scavalca la recinzione (danneggiandola) e s'intrufola in giardino. Terrorizzata, la donna lancia un nuovo sos.

I carabinieri lo trovano ancora lì. Determinato a entrare. «Volevo andare a dormire», dice ai militari. Per ora il nuovo letto è in via Burla.

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