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Allarme

Dal Lubiana a via Mantova: nuova «valanga» di furti

22 novembre 2018, 06:03

Dal Lubiana a via Mantova: nuova «valanga» di furti

LAURA FRUGONI

Non si schiodano. Appena fa buio tornano all'arrembaggio. Tra le zone predilette dai razziatori di case, piazzale Lubiana e dintorni tiene il deprimente primato ormai da troppi giorni.

Tra la gente l'ansia è palpabile, cresce con la paura: al mattino nei bar del piazzale, davanti a caffè e brioche si aggiorna il bollettino nero («sono andati anche dal tale, non lo sapevi?»).

Martedì un'altra valanga di incursioni - tra via Cassio Parmense e via Lorenzo e Baldassarre Molossi - e non è che il giorno prima fosse andata molto meglio: avevano colpito duro in via Leoni (tre bici da corsa sparite).

Scandagliano sopratutto i piani bassi (non ci vuol niente a saltar dentro una finestra) ma se pensano che ne valga la pena si arrampicano come scimmie su per il pluviale.

Così han fatto in una palazzina su tre piani all'angolo tra via Cassio Parmense e via Malaspina. «Siamo tre famiglie, al primo c'è mia zia che abita da sola, al secondo una famiglia con tre bambini e al terzo sto io», racconta una giovane residente. Gli incursori sono partiti dal basso, intorno alle 18,30: «Mia zia va a letto molto presto, nell'appartamento era tutto buio e devono aver pensato che fosse vuoto». Entrati dalla finestra della cucina, quando hanno realizzato di non essere soli hanno optato per un rapido dietro-front. Meglio ritentare al piano di sopra, la casa era deserta davvero e non ci sono state sorprese: dritti sparati a rovistare in camera (due bracciali d'oro), hanno avuto l'accortezza di spingere un mobile contro la porta d'ingresso. Quando sono tornati i padroni di casa non c'era verso di aprirla. «Io avevo la luce accesa, per questo da me non sono venuti. Sì, ho sentito dei rumori come di finestre che sbattevano - annota la ragazza dell'ultimo piano - ma pensavo fossero i bimbi di sotto. Quando mi sono affacciata ho visto nel cortile sul retro due luci...». Erano le torce dei ladri che aspettavano il momento giusto per svignarsela.

Quando la polizia è arrivata in via Cassio ha confermato quel che, purtroppo, tutti da queste parti sanno già: la zona è sotto tiro, massima prudenza. Via Molossi costeggia piazzale Lubiana: doppio raid anche lì, da un appartamento hanno portato via una manciata di contanti ma non si sono accontentati. Hanno trovato le chiavi di un'utilitaria che stava parcheggiata sotto casa. Cercata e trovata: se ne sono andati al volante dell'auto e non serve arrovellarsi molto per indovinare il perché: nel loro girovagare frenetico hanno continuamente bisogno di mezzi nuovi, quelli usati ieri possono essere già stati avvistati. Quindi bruciati.

Altro raid martedì sera in via Ferrarini e approdiamo in zona stadio: o avevano spremuto abbastanza il Lubiana o era una banda di «colleghi». Entrati da una porta finestra al piano rialzato (lesionato il telaio), hanno rubato monili e una macchina fotografica. Impossibile stabilire l'ora: chi abita lì è rimasto fuori tutto il giorno.

Lunedì, in via Leoni le bici da corsa erano sparite da un garage (settemila euro il valore). Hanno pure cercato di entrare in un appartamento al primo piano, ma una vicina li ha visti e s'è messa a urlare: scappati come lepri.

Tra gli abitanti massima allerta, ma neanche tra le quattro mura ti senti al sicuro. «Da me non sono entrati, ma ho avuto una gran paura: alle otto di sera è cominciato un andirivieni strano sotto casa mia, ero sola in casa con la mia bimba», racconta una giovane mamma. Provvidenziale - e rumorosa - sentinella è stata la sua Labrador cioccolato, che ringhiava davanti alla porta. Di solito è il cane più tenero e pacifico del mondo. Non quando arrivano i ladri.

IL FURTO DI VICOPO'

LAURA FRUGONI

La concorrenza è forte, le «specialità» differenti: di sicuro ultimamente scorrazza più di una banda di ladri in città. C'è il genere speedy: il raid dura cinque minuti al massimo. Cercano oro e contanti, il resto non lo degnano di uno sguardo. Ci sono quelli che invece si prendono il loro tempo, più «professionali» e accessoriati.

Al secondo ladro-tipo appartiene la banda che, sempre martedì nel tardo pomeriggio, ha svaligiato un appartamento in una palazzina lungo la via Mantova, a Vicopò proprio di fronte alla chiesa. Il bottino è il più ricco della giornata: una manciata di gioielli, valore sui 15mila euro. Un Rolex d'oro, diversi monili e monete del metallo più nobile. Ma per mettere le mani su quel bottino luccicante non è bastato guardare nei cassetti, hanno dovuto lavorare di flessibile. La cassaforte della camera da letto tagliata come fosse un panetto di burro.

Il colpo è andato a segno tra le 18 e le 19, tanto è rimasto vuoto l'appartamento, che si trova al piano rialzato e anche qui i ladri hanno usato il tubo della grondaia come pertica. Quando il padrone di casa - un pensionato settantenne - è rientrato insieme al figlio, ha sentito un terribile odore di bruciato. Inutile la corsa in camera da letto: «La cassaforte era desolatamente vuota - racconta ancora scosso - mi hanno rubato tutto quello che avevo di più caro. Quei gioielli erano ricordi di tutta una vita. Il primo momento sei sotto choc, poi arriva la paura: ormai non siamo più liberi di vivere sereni nemmeno tra le mura delle nostre case».

A Vicopò sono arrivati gli agenti delle volanti: si lavora su ogni possibile traccia lasciata dai ladri, una testimone avrebbe avvistato un'auto in fuga.

Nelle altre stanze i predoni non hanno toccato quasi nulla, soltanto la camera da letto era sottosopra. Dopo aver rovistato tra cassetti e comodini si sono concentrati sulla piccola cassaforte a muro. Sicuramente - oltre alla gran puzza di bruciato - quel flessibile deve aver fatto parecchio rumore. Possibile che nessuno abbia sentito nulla? In effetti il vicino del piano di sopra ha sentito eccome ma non ci ha dato troppo peso: pensava che il pensionato stesse facendo qualche lavoretto in casa.

Sul muro della palazzina sono rimaste le «pedate» intorno al tubo della grondaia, la porta-finestra del balcone del salotto spalancata: la tapparella non era completamente abbassata, hanno «solo» dovuto rompere il vetro per entrare in casa.

Ha collaborato

DAMIANO FERRETTI

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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