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ECONOMIA

Crédit Agricole «Italia dinamica: abbiamo fiducia»

Il gruppo bancario si consolida sul mercato Nascerà anche a Parma «Le Village» per gli scambi fra start-up e imprese

di Aldo Tagliaferro -

27 novembre 2018, 14:00

Crédit Agricole «Italia dinamica: abbiamo fiducia»

PARIGI Che l'Italia – secondo mercato per Crédit Agricole con 4 milioni di clienti e 15mila collaboratori – stia a cuore al Gruppo francese non lo scopriamo ora. Ma da Parigi, anche in un momento di rapporti turbolenti tra Roma e Bruxelles, arriva un messaggio di fiducia: «L'Italia è un grande Paese con un'economia molto dinamica – spiega il Ceo Philippe Brassac incontrando la stampa italiana insieme a Giampiero Maioli, senior country officer per l'Italia -, è ovvio che ora possano sorgere preoccupazioni, ma restiamo fiduciosi. L'Italia vuole rimanere nell'Ue e nell'euro, è questo quello che conta».

Brassac ribadisce l'approccio «a lungo termine» al nostro mercato che non si traduce in cambi di strategia a ogni movimento dello spread. Ma ha anche un motivo tecnico per dormire sonni tranquilli anche in tempi di spread danzante, tassi in ebollizione e Btp traballanti: «Abbiamo 6/7 miliardi di titoli di Stato italiani, ma lo spread non ci mette ansia perché non abbiamo contabilizzato i Btp a valore di mercato». Senza contare – aggiunge Brassac – che 100 punti base di spread hanno un impatto di appena 3 punti sul Core Tier 1. Proprio mentre Brassac parlava calavano in modo repentino lo spread e galoppava il Ftse Mib in seguito all'ammorbidimento del governo italiano, segno che la questione pare di matrice più politica che economica.

Semmai Brassac è preoccupato dalle «regole del gioco» europee: sente l'esigenza di maggiore uniformità a livello di regolamentazione e di unione bancaria perché per i grandi gruppi è importante gestire la liquidità a livello globale. E sulla imminente fine del Quantitative Easing e sul rialzo dei tassi, ricorda che per l'Agricole non sarà un problema: «Potremo gestire tranquillamente le scadenze e aggiungo che per il sistema economico la cosa migliore sarebbe un rialzo progressivo dei tassi, perché tassi remunerativi non alimentano rischi eccessivi su alcune classi di attivi».

UN MODELLO SOLIDO

Per Crédit Agricole – che è tra le prime dieci banche del mondo – l'incontro è anche l'occasione per rimarcare in Italia come nel resto del mondo un modello economico solido, fatto di diversificazione (nessuna linea di business supera il 30%), quello della banca universale con 52 milioni di clienti nel mondo anche se – ricorda Maioli - «non si può diventare banca mondiale se si perde il legame con la terra d'origine». I risultati premiano il modello di banca di prossimità capace di fare sinergie con tutte le linee di business (dal retail al factoring, dal credito al consumo all'asset management): sono 5,27 i miliardi di utili nei primi 9 mesi dell'anno.

IL BUSINESS IN ITALIA

L'Italia non fa eccezione. Maioli snocciola i numeri, con un risultato netto di 585 milioni al 30 settembre e investimenti per 14 miliardi dal 2007. Sono 4 i miliardi investiti solo negli ultimi due anni e le operazioni – l'acquisto di Pioneer attraverso Amundi, l'acquisizione delle tre Casse in Romagna, poi di Banca Leonardo nel wealth management e infine l'ingresso in Creval per la Bancassurance – segnano una strategia di lungo termine ben ponderata. La filosofia – ribadiscono Brassac e Maioli – è quella della crescita organica. Per le altre operazioni si interviene solo se c'è l'occasione. Naturale allora che le domande sui «soliti» dossier come Mps e Carige non interessino il Crédit Agricole, focalizzato soprattutto – spiega Maioli – a investire nell'immagine di banca solida, «che è quello che oggi chiede il mercato».

NOVITÀ: «LE VILLAGE»

Questo non significa però negare l'innovazione, anzi. Sta per sbarcare anche in Italia (a Milano) Le Village by Crédit Agricole, un hub di innovazione che in Francia conta già 27 acceleratori di start-up destinati a crescere in tutto il mondo creando una grande rete di open innovation in grado di dialogare con il Gruppo. Un Village sorgerà anche a Parma, una delle sedi italiane del prossimo futuro insieme a La Spezia, Venezia e Napoli: verosimilmente sarà focalizzato soprattutto sull'agroindustria così come Spezia si orienterà verso l'economia del mare. Il compito dei «Village» è di creare nei territori scambi tra start-up, aziende grandi e piccole, partner e abilitatori. Più che nel ritorno immediato (Crédit Agricole non entra nell'equity) si pongono le condizioni perché i clienti creino valore e trovino successivamente una spalla nel Gruppo. Per il mondo bancario è l'inizio di una nuova frontiera.