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Testimonianze

Bertolucci e il cordone ombelicale con Casarola

29 novembre 2018, 06:00

Bertolucci e il cordone ombelicale con Casarola

CHIARA BURGIO

Alle tante qualificate e significative testimonianze che sono state raccolte nell’immediatezza della notizia della scomparsa del Maestro Bernardo Bertolucci, voglio aggiungere, con un velo di commozione, la mia di funzionario della Soprintendenza di Parma che ha avuto il privilegio di occuparsi della casa avita di Casarola di Monchio per il suo riconoscimento alla luce della normativa di tutela del Codice dei Beni Culturali, e che vuole attestare l’attenzione e l’amore riservato dal grande regista all’antica dimora di famiglia ed il posto preminente, conservato nonostante l’impossibilità di frequentazione causata dalla malattia, in quella geografia degli affetti e della poetica di cui ha parlato dalle colonne di questo stesso giornale l’assessore Guerra.

L’iter di tutela è iniziato nel 2013, coi primi contatti con la dott.ssa Marta Simonazzi, nipote del poeta e custode della memoria familiare, nonché attivissima presidente del Comitato Pro Casarola, che, insieme all’architetto Simone Cagozzi, mi ha supportato nell’istruttoria, fornendomi materiale e consentendomi di visitare la casa.

E a farmi da guida ed illuminarmi più di tutto sono state le pagine di Paolo Lagazzi de “La casa del poeta. Ventiquattro estati a Casarola con Attilio Bertolucci” (Milano, 2008), in cui il critico ripercorre il suo rapporto di amicizia col poeta, che si dipana nell’arco di quasi trent’anni, testimonianza intima di un rapporto che lo stesso Bernardo nella prefazione al volume definisce come «magica frequentazione» e «l’identificazione di Paolo con Attilio».

E’ stato per me un lavoro entusiasmante affrontare questo tema, del rapporto tra la poesia di Attilio e la casa di Casarola, e di più del legame che anche i figli Bernardo e Giuseppe, grandi maestri del cinema, hanno sempre coltivato con questo paesino della montagna parmense.

Per usare le parole di Bernardo nell’intervista resa a Filiberto Molossi e apparsa sulla Gazzetta di Parma all’indomani del conferimento da parte dell’Università di Parma della laurea honoris causa: Casarola è «l’origine di tutto, parte tutto da lì… un luogo che per noi bambini era fuori dal tempo: è un paese che ci ha segnati. Il mio primo film in 16 millimetri “La teleferica” ormai andato perduto, l’ho girato qui [1956]: mio fratello Giuseppe, che aveva dieci anni, era il protagonista oltre che il mio aiuto regista. Mi seguiva curioso, mite, bellissimo, come è sempre stato».

La casa di Casarola è stata quindi sottoposta a tutela, quale riconoscimento del suo interesse particolarmente importante in riferimento con la storia della letteratura e della cultura in genere, in quanto per decenni luogo privilegiato della vita e fonte primaria della ispirazione poetica per Attilio, che ha raccontato e posto questo sito al centro di tante sue opere, prima fra tutte il romanzo in versi “La camera da letto”, che è ritenuto il suo capolavoro.

L’avvio del procedimento di tutela nell’ottobre del 2015 venne inviato quale proprietario a Bernardo, e con grande stupore mi vidi recapitare una sua lettera (qui a fianco, ndr) che ritengo sia illuminante della personalità del Maestro: egli aveva colto la passione che avevo posto nello stendere la mia relazione ed il significato ed il valore profondi della nostra attività di tutela. Serbo quelle sue parole come il momento più prezioso dei miei lunghi anni di lavoro.

Funzionario storico dell’arte Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza

L'INTERVISTA ALLA CUGINA MARTA SIMONAZZI

E' dalle parole della dottoressa Marta Simonazzi, nota urologa parmigiana, cugina del Premio Oscar, che esce il ritratto più intimo e familiare di Bernardo Bertolucci. E’ lei la presidente del Comitato pro Casarola, il piccolo paese sull’Appennino Emiliano luogo fondamentale per la produzione del poeta Attilio, che Bernardo considerava la memoria storica della famiglia Bertolucci.

Marta e Bernardo, lui quattro anni più di lei, si erano visti prima dell’estate a Roma e sentiti dieci giorni fa al telefono. «Era un po’ provato ma aveva sempre voglia di chiacchierare e di sapere - spiega la Simonazzi- era un uomo curioso e positivo, credeva nella medicina e per questo rispetto alla sua malattia mi diceva “forse ce la faccio”. All’inizio l’ho anche curato. E’ un combattente non si è mai arreso. Aveva ancora voglia di scrivere, stava stendendo una sceneggiatura. Il suo pensiero affettivo più importante però è sempre stato Casarola dove dentro c’è un po’ tutto, la famiglia, la poesia di suo padre, c’è il suo primo film “La teleferica” girato proprio lì, in cui recitavamo io, mia sorella Ninì e suo fratello Giuseppe. E’ un luogo che è anche filo conduttore della sua arte cinematografica. Negli ultimi anni teneva tantissimo che io gestissi la casa Bertolucci e il progetto culturale “Una terra per viverci” perché con gli anni il legame con le radici era diventato profondo».

Bernardo, l'imperatore del cinema, nel cuore della dottoressa rimane sempre il compagno di giochi delle calde estati a Casarola. «Mia madre era cugina di Attilio, era molto legata a lui nato lo stesso mese dello stesso anno. In quella casa andavamo in vacanza da bambini. Giocavamo a nascondino, e indiani e cow boys, facevamo i vestiti con le foglie di castagno, andavamo nel Bratica a fare il bagno e facevamo passeggiate chiacchierando. Era di mio padre Ugo la cinepresa con cui girò “La teleferica”, una 16 mm che portò dal Venezuela e che prestò a Bernardo che aveva 16 anni. Lui e Giuseppe stesero la sceneggiatura; abbiamo passato l’estate a girare questo corto. Attilio scrisse una bellissima poesia “La teleferica”, dove pregustava e pensava ad una carriera futura nel cinema».

Bernardo e Marta si sarebbero dovuti vedere dopo Natale, al rientro della Simonazzi dalla Sierra Leone dove andrà per una serie di interventi chirurgici umanitari. «Dovevamo vederci per parlare dei progetti che avevamo per Casarola e per Parma 2020. Bernardo teneva al fatto che Casarola potesse avere una particina nel programma».

Ilaria Notari

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