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La straordinaria storia di Carlo Matteucci, bercetese morto per la libertà

06 dicembre 2018, 06:00

La straordinaria storia di Carlo Matteucci, bercetese morto per la libertà

col. GIANLUCA DE BENEDICTIS

Con massimo orgoglio, intitoliamo la nostra Caserma ad un figlio di questa terra, ad un Uomo, prima che ad un Finanziere. Un uomo come noi, il cui nome purtroppo è stato scritto in una delle pagine più drammatiche della nostra storia nazionale. Era la fine del secondo conflitto mondiale e, in un’Italia che usciva stremata dall’occupazione nazista, una parte della nostra popolazione non poté assaporare la gioia della libertà ritrovata. In quel periodo, infatti, gran parte degli italiani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero abbandonare la propria terra, costretti a fuggire dal nuovo regime jugoslavo di Tito che confiscò le loro proprietà, li emarginò dalla vita pubblica, li represse con la violenza, giungendo talora a un vero e proprio tentativo di “pulizia etnica”. Subito dopo la liberazione dall’occupazione nazi-fascista, molti profughi furono condotti nei campi di lavoro jugoslavi o, peggio, eliminati fisicamente nelle silenziose gole naturali del Carso, destinati a scomparire dalla memoria storica per moltissimi anni.

In quel drammatico frangente, le Fiamme Gialle sono state chiamate ad assolvere il loro dovere di vedette insonni, a tutela della popolazione civile. La Guardia di finanza partecipò attivamente alla liberazione di Trieste, al fianco del Comitato di Liberazione Nazionale. La Legione di Trieste predispose, per l'occasione, un battaglione di circa 600 uomini, che costituì, per la sua forza e per la sua efficienza, la punta di diamante del Comitato di Liberazione Nazionale Triestino. Tra il 28 ed il 30 aprile 1945, gli insorti, con alla testa i finanzieri, impedendo il danneggiamento degli impianti, occuparono la stazione radio, la centrale telefonica, la stazione ferroviaria, la centrale elettrica, la sede della Banca d'Italia, i principali uffici pubblici, l'area portuale e le principali caserme dell'esercito della Repubblica sociale italiana. Diverse unità tedesche si consegnarono ai militari della Guardia di Finanza, intendendo arrendersi soltanto alle Forze Armate regolari. Nei combattimenti trovarono la morte 16 tra sottufficiali e finanzieri.

Tuttavia, il 1° maggio 1945, quando la città era ormai gestita dal Comitato di Liberazione Nazionale, entrarono in Trieste le avanguardie dell'esercito popolare di liberazione di Tito che conquistarono il controllo della città sostituendosi ai partigiani, prima che le truppe angloamericane giungessero dal Friuli. Paradossalmente, la liberazione di Trieste dall’occupazione nazifascista, realizzata anche grazie al determinante apporto della Guardia di Finanza, anziché costituire per i finanzieri il coronamento dei loro sforzi costati sangue e sacrifici, fu l’inizio di un periodo di gravi umiliazioni ed amarezze. I partigiani jugoslavi, infatti, nel pomeriggio del 2 maggio catturarono, con l’inganno, i militari trovati nelle caserme e li deportarono verso campi di concentramento della ex Jugoslavia. Purtroppo la maggior parte di loro non tornò e di molti, ancora oggi, la sorte rimane ignota. Tra coloro che non tornarono vi fu il Finanziere Scelto Carlo Matteucci, rimasto fino alla fine al suo posto a combattere per la libertà del suo Paese, ubbidiente al suo giuramento verso la Patria e, ancora di più, fedele ad un suo comando interiore. Catturato dall’esercito titino, fu condotto in un campo di lavoro; anche qui il suo anelito di libertà, il suo essere Uomo, lo spinse a ribellarsi all’oppressore. Purtroppo il tentativo di fuga gli fu fatale ed oggi la sua famiglia ne conserva delle splendide foto che immortalano per sempre il suo viso di un’eterna gioventù, sacrificata troppo presto affinché la Repubblica italiana e le sue Istituzioni nascessero.

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