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E' morto Ermes, l'aquilotto di Casarola: ucciso da un boccone avvelenato

07 dicembre 2018, 06:00

E' morto Ermes, l'aquilotto di Casarola: ucciso da un boccone avvelenato

Mara Varoli

Ermes è morto, sotto gli occhi di mamma aquila. Che lo ha vegliato fino alla fine. Il piccolo rapace, nato a giugno dalla coppia che vive da vent'anni tra Riana e Casarola, ha ingerito del veleno. E la sua morte è stata lenta e atroce: il veleno, così come appurato dall'istituto Zooprofilattico di Parma, era topicida.

E pensare che solo tre mesi fa Ermes, perché molto debilitato, era stato salvato con una complessa operazione, diretta dalla Lipu, insieme alla gente di Casarola, in particolare a Ermes Valenti, da cui il nome del piccolo. E dopo 15 giorni di attente cure in una struttura veterinaria di Reggio Emilia e riabilitato al volo nel centro Wwf di Vanzago, in Lombardia, era stato liberato vicino al suo nido e ai sui genitori, su una parete rocciosa nel comune di Monchio. Ma ieri la brutta notizia: la carcassa del piccolo Ermes è stata ritrovata in località Antognola di Tizzano, grazie a un dispositivo satellitare, che gli era stato applicato sul dorso e in grado di indicarne gli spostamenti: un'operazione resa possibile da un progetto su scala panalpina del Parco nazionale dello Stelvio, del Max Planck Institute for Ornithology e della Vogelwarte Sempach. Della notizia della morte sono stati informati gli organi competenti: l'ufficio risorse naturali della Provincia, il corpo dei carabinieri forestali di Parma e gli uffici della Procura, oltre al mondo scientifico che aveva collaborato al recupero e al rilascio in natura dell'aquila. «Un grande sforzo durato mesi, e vanificato da un gesto sconsiderato e criminale - dichiara il delegato di Parma e consigliere nazionale della Lipu Michele Mendi -. I carabinieri forestali che non smetteremo mai di ringraziare per l’impegno, stanno indagando per cercare di individuare i responsabili del folle gesto. Temiamo ora anche per la sorte dei genitori, che potrebbero aver ingerito parti dello stesso boccone. Sono oramai davvero tanti gli atti criminali perpetrati ai danni di questo splendido rapace: negli ultimi anni sul nostro territorio sono già state rinvenute aquile ferite da fucilate ed altre morte per avvelenamento. Chiediamo un intervento straordinario da parte dello Stato. E’ giunto il momento di prevedere pene severe per chi si macchia di tali gravissimi reati. Non è più tollerabile che si possano abbandonare veleni nell’ambiente, una minaccia per tutta la fauna e per i fragili equilibri dell’ecosistema appenninico».

«Stiamo indagando - assicura il comandante dei carabinieri forestali Pierluigi Fedele -. Conosciamo gli spostamenti dell'aquila grazie al dispositivo satellitare. Della sua morte è stata data comunicazione alla Procura e dalle analisi risulta la presenza nel corpo del rapace di sostanze tossiche. Non possiamo escludere che possa trattarsi di bocconi avvelenati: con ogni probabilità le esche sono state messe non per eliminare l'aquila ma per contrastare altri animali predatori. Siamo molto amareggiati, perché l'aquila è una presenza importantissima per il nostro ecosistema». Gianmaria Pisani, responsabile sanitario dei Cras di prima accoglienza, che ha i locali nel dipartimento di Scienze medico veterinarie dell'Università di Parma, conferma: «L'animale è stato trovato dopo ricerche sul territorio, localizzandolo con il gps, e nell'area di interesse della ricerca grazie alla presenza della madre, che lo vegliava dall'alto di un albero. La carcassa è stata portata al dipartimento di Scienze medico veterinarie presso l'istituto di Anatomia patologica, direttore professore Attilio Corradi. L'autopsia è stata effettuata dalla patologa forense dottoressa Cristina Marchetti: i campioni biologici sono stati inviati all'istituto Zooprofilattico per la verifica della presenza di eventuali sostanze tossiche, dopo aver repertorizzato sull'animale tutte le condizioni patologiche: deperimento organico, fratture, lesioni, ferite. Tutto è stato verbalizzato in attesa dei risultati citologici e tossicologici. I primi risultati ricevuti sono stati i tossicologici, che hanno rilevato avvelenamento da topicida. E questo sarebbe già sufficiente per l'esito infausto dell'animale».

Agostino Maggiali, presidente dei Parchi del Ducato, l'ente che gestisce il Parco regionale dei Cento Laghi, conclude: «Una notizia che ci rattrista e ci spinge a riflettere, una volta di più, sulla necessità di lavorare congiuntamente sul fronte della repressione dei reati ambientali e su quello dell'educazione ambientale e della cura dei beni comuni. Una vicenda incresciosa quella dell'avvelenamento della giovane aquila, che rappresenta per il nostro ente una sconfitta culturale, una minaccia per la biodiversità faunistica e una sfida alla comunità locale che da sempre ha "adottato" e custodito la coppia di aquile reali che nidificano nel Parco regionale dei Cento Laghi».