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AGGRESSIONE

Giovanni, il fisarmonicista di strada, preso a pugni sotto casa

09 dicembre 2018, 05:03

Giovanni, il fisarmonicista di strada, preso a pugni sotto casa

E’ un uomo che conosco, l’ho visto bazzicare più volte attorno al palazzo dove vivo. L’altra sera si è avvicinato alla mia auto facendomi cenno di abbassare il finestrino. Quando l’ho fatto, ho ricevuto in cambio un cazzotto in faccia».

E non è finita: stando al referto che sventola Ion Nani, meglio conosciuto come il fisarmonicista Giovanni, anche le sue preziose dita ci hanno rimesso. Bilancio: dieci giorni di prognosi per un lieve trauma cranico, una microfrattura all’anulare destro e una buona dose di spavento. Il musicista dei borghi, tanto caro alla città, decide di raccontare questa storia solo perché quest’episodio ha messo a rischio l’esibizione di sabato prossimo, nella chiesa di Ognissanti in via Bixio. «Non so se riuscirò a partecipare al concerto: il medico mi ha detto di tornare per una visita di controllo e di non sforzare minimamente il dito», spiega Giovanni.

Certo è che l’aggressione ha ancora contorni poco chiari: «Non ho mai avuto a che fare direttamente con quest’uomo - racconta -. So che è di origini bulgare e probabilmente frequenta qualcuno che abita all’interno del mio palazzo: l’ho incrociato diverse volte all’uscita di casa».

Ma il motivo dello scatto d’ira è ancora tutto da mettere a fuoco. L’episodio risale a qualche giorno fa, siamo in via Verona, laterale di via Venezia. «Stavo rientrando a casa, quando l’ho visto avvicinarsi alla mia macchina. Non capivo bene, mi parlava in russo e solo dopo mi sono reso conto che si trattava d’insulti», spiega ancora Giovanni. Un’invettiva che avrebbe dovuto finire lì, ma quando il fisarmonicista ha abbassato il vetro, la situazione è precipitata. Fortunatamente non era solo: «Un vicino ha assistito alla scena ed è venuto a soccorrermi, giusto un istante prima che quella furia se ne andasse - sottolinea -. A quel punto abbiamo chiamato le forze dell’ordine».

Nani ha sporto denuncia ai carabinieri, a cui spetta il compito di chiarire i contorni di questa vicenda, ma quel che gli preme è mandare un messaggio alla città. «Spero di potermi rimettere in vista del concerto - dice -. In questi giorni sto cercando di suonare comunque per esercitarmi, ma devo dire che fa male. In tanti mi hanno chiesto cosa fosse accaduto e io ho risposto di essere caduto, perché temevo una nuova reazione da parte del mio aggressore. Ma ora credo sia giusto dire la verità».

C.P.

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