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Strasburgo

Il salsese Marco Ricorda racconta il dramma nell'Europarlamento

13 dicembre 2018, 06:01

Il salsese Marco Ricorda racconta il dramma nell'Europarlamento

CHIARA DE CARLI

STRASBURGO Il suo lavoro da social media manager del presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani consiste nel dare le notizie sotto forma di «post», «tweet» e «storie» ma al 32enne salsese Marco Ricorda non sarebbe facilmente venuto in mente di trovarsi all'improvviso «dentro alla storia».

Martedì sera, dopo aver seguito una seduta del Parlamento europeo che si era rivelata piuttosto complessa, il suo programma prevedeva un giro in centro a Strasburgo e la cena di Natale dello staff di Gabinetto del presidente Tajani. Molti colleghi erano già usciti dal palazzo, ma lui si era fermato ancora un po' con Tajani e la sua portavoce per finire un «post» di sintesi della sessione di lavori. «Eravamo in ufficio quando la sicurezza del presidente ha bloccato tutto il piano e subito abbiamo saputo dell'attentato in rue des Grandes Arcades - racconta Ricorda -. In pochi minuti il palazzo è stato sigillato e nessuno poteva più entrare o uscire».

E lì il suo ruolo di comunicatore ha preso il sopravvento su preoccupazione e timore. «Paura? Mai. Oltre ad una grande tristezza per le vittime, eravamo in fibrillazione perché ci trovavamo in pochi secondi a decidere una strategia di gestione della comunicazione». E mentre i deputati rimasti all'interno dell'Europarlamento raccontavano quello che stava succedendo con tweet e post su Facebook, a Ricorda è venuta l'idea della «diretta» dall'ufficio di Tajani. «Abbiamo lavorato tutta la notte per documentare attraverso gli account social cosa stava succedendo minuto per minuto, per dare il maggior numero di informazioni possibile ai followers. Il presidente ha gestito tutto ciò che era di natura logistica fino alle 4 di mattina quando il prefetto ha garantito che, pur scortati, potevamo uscire dal palazzo».

E nel turbinìo di informazioni da ricevere, elaborare e diffondere, il tempo per telefonare alla famiglia, in Italia, e alla fidanzata, a Bruxelles, c'è stato solo a notte inoltrata. «Ho chiamato verso mezzanotte – ammette –. Prima la priorità era documentare il più possibile quello che succedeva, sia per chiarezza verso i cittadini, che per correttezza verso i giornalisti che cercavano il presidente, i 750 deputati e i loro staff».

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