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Cultura

Toscanini «raccontato» da Sachs

14 dicembre 2018, 06:00

Toscanini «raccontato» da Sachs

Gian Paolo Minardi

Un nome quello di Sachs ben noto a molti appassionati di musica della nostra città dove in anni passati lo «scrittore e storico della musica» come lui stesso si definisce , aggiungendo sottovoce «sognatore a occhi aperti, intenditore, schiavo della propria curiosità», ha trascorso un periodo della sua vita come strenuo esploratore lungo quella che è rimasta l'unica pista del suo impegno di ricerca, quella toscaniniana.

Se in passato la sua curiosità si era diramata verso altri obiettivi, attestati dalla bella biografia di Arthur Rubinstein e dall'accurato studio sulla «Nona» di Beethoven, Toscanini ha finito per diventare, inevitabilmente, l'unico motivo conduttore.

Nato quasi casualmente, dalla proposta di un importante editore londinese di scrivere una biografia sul grande direttore. Una scintilla che ha provocato un incendio non ancora domato a seguire il percorso editoriale che è andato via via arricchendosi, vero e proprio «work in progress».

Il volume, infatti, pubblicato nel 1978, accolto con interesse testimoniato dalle varie traduzioni tra cui quella italiana, ha agito come catalizzatore di una ricerca nutrita via via dalle tante testimonianze che Sachs ha potuto raccogliere da persone che avevano frequentato il Maestro, rimanendo pur sempre celato il nucleo più diretto, quello proveniente dallo stesso Toscanini.

Nucleo svelato fortunosamente dall'apparizione di circa millecinquecento lettere che hanno aperto una inaspettata prospettiva, subito colta da Sachs che di questo inaspettato giacimento ha ricavato una corposa antologia, pubblicata anche in italiano con una inconsueta tempestività, spiegabile con la risonanza piuttosto clamorosa prodotta dall'edizione americana. Ragione di tale clamore dovuta essenzialmente al fatto che il nucleo principale di questo epistolario – andato all'asta a Berlino nel 1995 ed acquistato prontamente dalla nostra Fondazione Toscanini – era costituito dalla lettere inviate dal grande direttore ad una stessa donna, cui fu unito da un'intensa passione amorosa; quanto bastava per alimentare un'aria di scandalismo contrastante con l'immagine di severità entro cui è conservata nell'immaginario collettivo la figura del Maestro. Ma ben più densa e stimolante la portata di questo epistolario che consentiva di entrare a contatto col Maestro in maniera diretta, seguendone i pensieri, i dubbi, cogliendone i tratti del carattere. Un terreno per il ricercatore che ha trovato ulteriori stimoli dalla disponibilità di nuovi materiali, archivi di teatri tra cui quello della Scala, del Metropolitan e della New York Philharmonic Orchestra nonché il dossier raccolto dal governo fascista, ma soprattutto il vasto archivio della famiglia Toscanini, acquisito dalla New York Public Library oltre alle tante testimonianze registrate messe a disposizione dai nipoti, Emanuela Castelbarco e Walfredo Toscanini.

Un oggetto straordinariamente amplificato che ha preso corpo in questo nuovo volume, come attesta la stessa mole rispetto al primo approdo toscaniniano di Sachs di quarant'anni fa. Non quindi una nuova edizione né una versione aggiornata ma un volume del tutto nuovo: «credo che in questo libro non ci sia una sola frase intera tratta da quello vecchio» assicura Sachs nell'affidare al lettore questo nuovo frutto che ricompone una intera, lunghissima vita attraverso la complessità di intrecci che l'hanno avvolta e che hanno trovato riverberi impensati in una smisurata bibliografia.

Pochi interpreti «storici» hanno infatti accumulato un bagaglio bibliografico tanto imponente come quello che è andato depositandosi attorno alla figura di Arturo Toscanini, un'ampiezza di cui si può ben capire la ragione, pensando alla crucialità del ruolo che il nostro direttore ha occupato nella storia musicale di un intero secolo. E come sempre avviene con le figure che hanno lasciato un forte segno tale vastità di risonanze comprensibilmente riflette le tante sfaccettature attraverso cui la personalità è andata prolungando nel tempo le più varie suggestioni, fino ad innescare un vero e proprio processo di mitizzazione, con tutto l'apparato agiografico che ne consegue. L'impegno di Sachs fin dai suoi primi passi entro l'avvincente quanto sibillino terreno toscaniniano si è mosso nel senso di decantare nettamente questa dimensione leggendaria e a richiamare in maniera decisa l'attenzione sull'uomo Toscanini, svelato nella sua tensione più diretta e più intima, tra non poche contraddizioni anche: con quella “onestà” che lo ha portato a dichiarare «non sono mai stato uno di quei toscaniniani fanatici – un gruppo ancora vivo e sorprendentemente tenace – che sembrano ritenere, al contrario di quanto lui stesso riteneva, che tutte le sue interpretazioni e registrazioni siano perfette».

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