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L'INTERVISTA

Pietro Beccari, una carriera straordinaria: l'Ateneo lo premia

17 dicembre 2018, 06:00

Pietro Beccari, una carriera straordinaria: l'Ateneo lo premia

KATIA GOLINI

Un sognatore con i piedi per terra. Mikhail Gorbaciov testimonial per Louis Vuitton? Merito suo. E la sfilata per i 90 anni del marchio Fendi dentro la Fontana di Trevi? Un'idea folgorante, che più azzeccata non poteva essere: sempre sua. Pietro Beccari, classe '67, è un creatore di sogni, per sé e per gli altri. Un concentrato di eleganza e talento, esperienza e gentilezza, coraggio e conoscenza, che nel mondo dell'alta moda nuota come un pesce nell'acqua.

Dopo Stati Uniti, Belgio, Germania, Beccari oggi vive a Parigi con le tre figlie e la bellissima moglie Elisabetta Dazzi («senza di lei, il suo sostegno e il suo coraggio non sarei certo dove sono» tiene a sottolineare), conosciuta sui banchi della scuola elementare di Basilicagoiano, il paese che ha dato a entrambi i natali e da cui ha avuto inizio la loro straordinaria avventura.

Presidente e Ceo di Christian Dior Couture, storico brand dell'alta moda, Beccari ha scalato i vertici puntando tutto sulle proprie forze. Per la sua «parmigianità» e per rendere omaggio alla sua carriera l'Ateneo e l'associazione «Alumni e amici dell'Università di Parma», venerdì, lo «incoroneranno» con il titolo di primo «alumnus dell'anno», un riconoscimento che, visto il legame mantenuto con la sua terra, lo onora. «Torniamo spesso a Parma - dice -. I nostri genitori e gli amici veri sono qui. Abbiamo anche costruito l’anno scorso una bella casa: queste sono e saranno sempre le nostre radici».

Come in un film d'autore, tante scene di vita e cambi di rotta si potrebbero raccontare. Tenace e determinato lo è stato sempre. Fin da ragazzo, quando sognava di diventare calciatore professionista: «Forse non sono stato uno studente modello, giocavo a calcio e dovevo alternare lezioni ed esami con gli allenamenti. Non è stato semplice». Fatto sta che, dopo il diploma al liceo classico Romagnosi e la laurea alla facoltà di Economia («perché offriva un ampio spettro di possibilità di impiego»), la vita gli prospetta una chance inaspettata: fare i bagagli e partire per gli Stati Uniti. Con il supporto di Elisabetta sempre al suo fianco, non ci pensa due volte e parte con l'entusiasmo («e un pizzico di incoscienza» precisa) della gioventù. «Ovviamente non potevo immaginare allora che sarei arrivato fin qui, né cosa avrei fatto da grande. Certamente ho avuto sempre quella flessibilità mentale che permette di buttarsi. Lo dico sempre anche alle mie figlie: più cose si vedono e più si capisce di non sapere. Perciò si devono continuamente allargare i propri orizzonti. Pur non sapendo dove si andrà a parare bisogna coltivare la voglia di rincorrere i propri sogni».

E' complicato il lavoro del super manager Beccari, in equilibrio tra la necessità di far quadrare i conti e tenere rapporti vivi con i creativi, artisti a pieno titolo. Razionalità e intuito devono andare a braccetto in ogni singolo momento della giornata. «A questi livelli si viaggia a mille all'ora. Io inizio alle 7 del mattino per parlare con l'Asia e termino la sera con l'ultima telefonata a New York. Ogni giorno si devono prendere centinaia di decisioni, grandi o piccole ma pur sempre decisioni. Dobbiamo tenere in equilibrio la grande tradizione con la modernità, dobbiamo vendere sogni, creare il desiderio. Il lusso alla fine è l'emozione che si riesce a generare».

Ai giovani lancia un messaggio chiaro e tondo: «Sicuramente è importante studiare, ma è l'attitudine verso le sfide della vita che conta davvero per avere successo. Serve tanta forza di volontà per raggiungere l'obiettivo, ma soprattutto serve non accontentarsi e saper correre dei rischi. Si può anche sbagliare, ma è sempre meglio fare un errore che non aver mai provato a fare quello per cui ci sentiamo portati. La vita ci offre delle occasioni, bisogna saperle cogliere».

Parole vere, pronunciate da un testimone, una persona che nella vita non ha avuto paura di osare. E che si congeda con un'ultima pennellata di ottimismo e ambizione: «Io ed Elisabetta pensiamo sempre che il bello deve ancora venire e la voglia di nuove sfide è sempre viva».

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