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Maialatura

Regole più rigide per ammazzare il maiale a domicilio

17 dicembre 2018, 06:02

Regole più rigide per ammazzare il maiale a domicilio

ANTONIO BERTONCINI

Chi viveva in campagna dal dopoguerra agli anni Sessanta ricorderà quanto fosse importante il maiale (di solito ce n'era uno solo) in un'economia di sussistenza. Ricorderà il brivido che provava da bambino nel momento in cui l'animale veniva sacrificato, ma anche la festa delle ore successive, con il sanguinaccio sulla stufa e il fegato avvolto nella retina, il norcino che faceva il giro delle fattorie fra ottobre e gennaio per lavorare le carni, con salami, coppe e pancette che finivano in cantina, e i prosciutti (o i culatelli) che venivano venduti per poter comprare olio, sale e zucchero. Insomma, un mondo che non c'è più, anche se qualcuno – pochi in verità – la tradizione di uccidere il maiale e farsi i salumi in casa la coltiva ancora, ma con regole ben diverse e controlli assai più stringenti.

E proprio sulle regole è scoppiata la polemica, innescata da un'interrogazione del consigliere regionale Fabio Rainieri, che parla di “divieto di macellazione domestica famigliare a non allevatori”. Tutto nasce dalla circolare dell'Ausl del 28 novembre, a firma di Mauro Cavalca, direttore del servizio sanità animale, sulla macellazione dei suini ad uso familiare, con la quale si informano gli interessati che, in applicazione di una disposizione europea, i privati che acquistano un suino per macellazione domestica devono dotarsi preventivamente di un codice aziendale rilasciato dal servizio veterinario della stessa Ausl, mentre prima era sufficiente comunicare il codice fiscale dell'acquirente.

La disposizione ha suscitato un certo allarme fra coloro che effettuano la macellazione a domicilio. L'Azienda Usl parla invece di una semplice “complicazione burocratica”, e chiarisce che non esiste nessun divieto di macellazione, ma solo la necessità di iscrivere sul registro nazionale dell'anagrafe suina anche da parte di chi macella un solo maiale destinato all'uso personale nella sua casa di campagna: «Proprio su richiesta dell'Italia – spiega Mauro Cavalca – la Commissione Europea ha tolto la deroga dell'iscrizione ai registri degli allevatori per i privati che allevano il maiale per uso personale. La Regione ha trasmesso alle strutture territoriali la nota ministeriale che disponeva l'adeguamento alle nuove regole comunitarie, ed io ho comunicato agli allevatori l'obbligo del “codice aziendale” attribuito dall'USL per i clienti privati a partire dal 28 novembre».

Fatto sta che la comunicazione, arrivata in piena campagna di macellazione, ha reso più difficile quello che prima si risolveva semplicemente con il codice fiscale.

«E' una complicazione che non arriva nel momento migliore – ammette Cavalca – ma il tutto si risolve al massimo nel giro di qualche giorno. La pratica costa tre euro e serve per garantire la tracciabilità di tutte le movimentazioni degli animali».

A chi obietta che ci sono sindaci che rilasciano le autorizzazioni alla macellazione domiciliare, Cavalca chiarisce: «Sono due percorsi paralleli che non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro. Siamo noi stessi a ricordare annualmente ai sindaci la necessità di pubblicare l'ordinanza, e quasi tutti provvedono. Ciò non elimina la necessità dell'iscrizione al registro».

Resta il fatto che la sola Ausl di Parma sembra sia stata così solerte nel richiamare la necessità di applicare la nuova normativa. Pare che i funzionari della Regione abbiano chiesto lumi in sede governativa e che si stia pensando di varare una disposizione con chiarimenti precisi che valgano per tutti per porre fine a questa specie di giallo sui salami fatti in casa.

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