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ANIMALI

Polly, il pappagallo che tifa Parma e fischia l'Aida

19 dicembre 2018, 05:00

Polly, il pappagallo che tifa Parma e fischia l'Aida

DONATELLA CANALI

Non lo si vede in curva. E neanche in tribuna. Né al Tardini, né in trasferta. Ma lui è un tifoso davvero speciale, quello che tutti vorrebbero avere al fianco, quando la squadra del Parma è in campo. Il lui in questione, il «boy ad honorem» del Parma Calcio, è Polly: uno strepitoso pappagallo, un Amazzone, dai colori accesi, che vanno dal verde brillante al giallo, dall'arancio al blu, o meglio al giallo- blu: i colori che sfoggia naturalmente sul capo.

Era già nel destino del suo piumaggio, la squadra del cuore. E Polly la festeggia, fischiando, anche se lui è della famiglia degli «urlatori», la marcia trionfale dell'Aida ad ogni entrata in campo dei crociati ed esultando, scandendo il suo chiaro «eh eh goool» quando il bomber di turno la mette in rete.

Immancabilmente Polly, con la sua famiglia umana, segue tutte le partite alla tv. E si agita, esulta, è in apprensione, si avvilisce, proprio come loro. Come tutti i tifosi autentici. Perché l'ambiente in cui si vive, si sa, è determinante per definire la personalità di ognuno. E a Polly è toccata l'avventura di vivere con Giulio e Donatella, una famiglia che il Parma l'ha sempre tifato, direttamente allo stadio. C'era addirittura in famiglia uno zio, Gino Camorali, che era un calciatore del Parma, nel primi decenni del Novecento e in seguito divenne dirigente e poi, tra il 1966 ed il 1967, presidente della società. «Anche mia madre, una piemontese tutta d'un pezzo - racconta Donatella - è stata una delle prime donne abbonate. Ce l'abbiamo da sempre nel sangue, questa passione. Giulio l'ha amato fin da bambino, il suo Parma, fino a diventare un boy, ad essere immancabile ad ogni partita con la sua enorme bandiera, anche per le trasferte all'estero, fino a collezionare tutte le sciarpe, tutti i gadget che la società ha prodotto negli anni. Ricordo una trasferta in Danimarca: quaranta ore di pullman e all'arrivo abbiamo assistito alla partita. Eravamo irriducibili. Poi, un problema di salute gli ha impedito in questi ultimi anni di andare allo stadio: troppo rischioso per lui stare sulle gradinate. E' stato un grande dispiacere, per Giulio».

Allora, se non si può andare in curva, è la curva che «viene» a casa, con Polly in prima fila. E questa casa calda, piena da oggetti e decorazioni, che dichiara le passioni, i gusti e gli interessi di chi la abita, per la storia, l'arte, l'amore per la natura, che accoglie e ama gli animali, il pappagallo e il gatto in questo caso, come parte della famiglia, diventa un microcosmo, in cui si vivono le stesse emozioni, i suoni di un grande spazio, del «fuori», perché qui, in questo «stadio famigliare», c'è tutto.

Mamma Donatella e Polly non fanno mancare nulla. «Polly è con noi da tre anni - raccontano - ed è di una specie che ha un'enorme sensibilità, riesce a captare i nostri stati d'animo: se Giulio è triste perché Il Parma ha perso, anche lui è triste. Alla sera si mette tra noi, sul divano, a lui piace sentirci cantare. Quando cantiamo una ninna-nanna, sa che è ora di avviarsi alla gabbia per la notte».

Il dialogo con lui è continuo, perché non si limita al tifo: tra le sue parole ci sono anche «paura», se in televisione ci sono i cartoni animati e poi «amore»: la parola più precisa e calzante per descrivere questa famiglia. E non si parla solo d'amore per il Parma Calcio.

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