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RAPINA IN VILLA

Legata e sequestrata in casa da quattro banditi

20 dicembre 2018, 05:03

Legata e sequestrata in casa da quattro banditi

LAURA FRUGONI

Erano in tanti. Quattro, forse cinque ma chi può dire il numero con certezza (vuoi che non ci fosse almeno un «collega» in strada a fare da palo)? I volti travisati dai passamontagna. Due impugnavano una pistola (si riveleranno giocattoli, ma quando te le puntano addosso non lo sai, non fa alcuna differenza), uno brandiva un martello: ancora più truce.

Aspettavano. E quando la padrona di casa è sbucata fuori dal cancello, l'hanno sorpresa alle spalle: «Aprici la porta, altrimenti ti ammazziamo».

Erano le 20,30 di martedì sera: orario perfetto per gli svaligiatori di case, ma loro non erano ladri qualsiasi. E questo non è un furto qualsiasi.

E' una rapina in villa, e la villa - che appartiene a una famiglia di conosciuti imprenditori parmigiani - non sono andati a cercarsela in un posto sperduto: la strada è centralissima, la zona è quella di viale Campanini, dove quella magione spicca per imponenza ed eleganza ma non è certo l'unica. Ben protetta: cancellate pesanti, mura di cinta, ovviamente anche l'allarme. Tutto questo ovviamente anche la banda doveva saperlo, raid del genere non s'improvvisano: e difatti hanno scelto l'agguato dall'esterno per farsi aprire la porta, secondo un modus operandi purtroppo già visto nell'ambito dei grossi colpi e delle maxirapine.

Quando la donna, una professionista sui quarant'anni, è uscita dal cancello (non quello principale, ma la porta sul retro) in casa non c'era nessun altro. Nessun familiare, nessuno dei collaboratori domestici: una donna sola in una strada buia, la situazione ideale per loro che comunque sono stati rapidissimi. Le luci della via Emilia sono a un passo: chiunque poteva passare, sorprendere il gruppetto incappucciato. E invece nessuno s'è accorto di nulla.

Quando si è trovata accerchiata, non le è rimasto che obbedire: ha disattivato l'allarme ed è rientrata in casa insieme ai rapinatori. Una volta dentro, è cominciata la ricerca febbrile delle casseforti. Unica nota consolante: non le hanno torto un capello, sulla pelle nemmeno un graffio. Raggiunta una cantina nel seminterrato, l'hanno immobilizzata su una sedia, i polsi legati con del nastro adesivo. Con le minacce, però, ci sono andati pesanti. «Siamo dell'Est, se ci denunci torniamo ad ammazzarti».

Nella febbrile ricognizione hanno scovato una cassaforte in una camera da letto: sono riusciti a forzarla e ad arraffare i gioielli e quel che di valore c'era dentro. Ancora non bastava, la caccia non era finita: forse sapevano che c'era un altro forziere e quando sono riusciti a individuarlo hanno provato con le maniere forti a scardinare anche quello (una vicina dirà di aver sentito dei rumori, «ma pensavo stessero facendo dei lavori»). Nisba: non c'è stato verso di aprirlo.

Verso le 21 è successo qualcosa: forse hanno pensato che erano lì da troppo tempo, forse qualcosa li ha messi sul chi va là. Se ne sono andati, finalmente. La padrona di casa in qualche modo è riuscita a slegarsi i polsi: con il telefonino ha mandato un messaggio alla sorella, che ha immediatamente chiamato il 113. Una pattuglia della squadra volanti s'è diretta verso la villa, con grande circospezione: c'era la possibilità che la banda fosse ancora dentro.

E invece non c'erano: rapidissimi anche a prendere il largo. I poliziotti hanno soccorso la donna - comprensibilmente sotto choc, ma comunque in questa terrificante serata ha dimostrato sangue freddo da vendere - e nella villa sono piombati gli uomini della squadra mobile e della scientifica, per congelare la scena del crimine.

Buttate in un angolo del giardino, hanno trovato le due pistole giocattolo. Accanto alla porta sul retro un borsone zeppo di argenteria, che all'ultimo momento devono aver considerato zavorra.

La caccia alla banda è appena cominciata e anche ieri mattina il via vai di poliziotti nella tranquilla zona residenziale non è passato inosservato.

Brutta faccenda, brutta rapina: raid del genere dimostrano che anche a Parma una certa criminalità, quando meno te lo aspetti, alza il tiro. E soprattutto fa salire l'asticella della paura.

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