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Emergenza

«Soffocato» da una patatina: bimbo salvato

21 dicembre 2018, 06:00

«Soffocato» da una patatina: bimbo salvato

MONICA TIEZZI

Un bambino che frequenta una scuola elementare cittadina ha rischiato di soffocare per un pezzo di cibo incastrato in gola: è stato salvato grazie alla prontezza del genitore di un altro bimbo, intervenuto per mettere in atto la Manovra di Heimlich.

È successo mercoledì scorso ad un incontro natalizio fra genitori e bambini in un bar cittadino.

Il bambino stava sorseggiando una bevanda e mangiando patatine quando un cubetto di ghiaccio - hanno ricostruito i medici - si sarebbe bloccato nella laringe. In pochi minuti il piccolo è diventato cianotico, sotto gli occhi della mamma. «Ero terrorizzata e incapace di agire, ho urlato di chiamare un'ambulanza», ricorda la donna.

Attimi drammatici, durante i quali è intervenuto il padre di un altro alunno che ha eseguito la manovra di disostruzione delle vie aeree: ha afferrato il bambino dalla schiena facendo pressione sull'addome in modo da comprimere il diaframma. Una spinta pneumatica sull'oggetto che ostruisce la trachea, in modo da provocarne l'espulsione.

E così è stato. Il piccolo ha riferito di aver sentito in quel momento la sensazione di freddo causata dal cubetto di ghiaccio che scendeva nell'esofago, e poco dopo ha espulso anche la patatina che lo stava soffocando. È stato comunque portato in ospedale e ricoverato in Pediatria, da dove è stato dimesso ieri mattina. «In via precauzionale - spiega Icilio Dodi, direttore della Pediatria generale e d'urgenza dell'ospedale Maggiore - è stato sottoposto a terapia antibiotica, per proteggerlo da eventuali infezioni secondarie causate dal corpo inalato».

Di questi casi, aggiunge Dodi, «ne vediamo meno di una decina all'anno e fortunatamente si risolvono quasi sempre bene. L'importante, fra le persone che assistono al fatto, è fare poche cose giuste. Se il bambino tossisce, respira e non ha senso di soffocamento, meglio non intervenire: non mettere il bimbo a testa in giù, non ficcare le dita in gola. Se però il piccolo non respira occorre eseguire, nel caso il bambino abbia meno di un anno, pacche dorsali alternate a compressioni toraciche. Se la vittima ha più di 12 mesi, è necessaria la Manovra di Heimlich».

Consigli che ripete anche Maria Majori, responsabile dell'attività di endoscopia toracica dell'ospedale Maggiore. «Se la vittima ha una crisi, ma si riprende, significa che in quel momento il corpo estraneo è in un punto nel quale non fa danni. Non nella laringe o nella trachea, ma in uno dei due bronchi principali. Una manovra errata rischia in questo caso di far compiere al corpo estraneo il cammino inverso e di ostruire una via aerea principale».

Al reparto di Pneumologia del Maggiore, dove lavora Maria Majori, arrivano in media fra i tre e i quattro casi all'anno di bambini con corpi estranei nelle vie aeree, e sono una decina all'anno i casi nei quali la Pediatria si avvale della consulenza della Pneumologia per sospette inalazioni.

«I bambini più a rischio sono quelli sotto i tre anni, un'età nella quale il bimbo scopre il mondo anche attraverso la bocca e il gusto, ha ancora una dentizione incompleta e una riflesso della deglutizione non ben sviluppato» spiega Majori.

Gli oggetti più frequentemente ingeriti, e che prendono «vie sbagliate», sono la frutta secca, piccoli giochi e componenti di giochi o penne, carte di caramelle, elencano sia Dodi che Majori. Se il corpo estraneo è radiopaco, ossia evidenziato dai raggi X, la diagnosi è abbastanza semplice. spiega Majori. Altrimenti, bisogna valutare con attenzione un bambino che improvvisamente diventa asmatico o ha frequenti infezioni polmonari, dice Majori.

È così che gli specialisti della Pediatria e della Pneumologia del Maggiore hanno scoperto uno dei casi più potenzialmente pericolosi in una bambina di otto anni. La piccola aveva inalato una spiga di grano, rimasta per nove mesi in un polmone, dove aveva creato una lesione con sanguinamento. «Non credevo ai miei occhi quando, durante la broncoscopia, ho capito di cosa si trattava e l'ho estratta» ricorda Majori.

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