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VIOLENZA SESSUALE

Le prove sono «evidenti», e il pm chiede il giudizio immediato per Pesci e Aniyem Video

28 dicembre 2018, 06:03

Le prove sono «evidenti», e il pm chiede il giudizio immediato per Pesci e Aniyem Video

GEORGIA AZZALI

A breve i destini di Federico Pesci e del pusher nigeriano Wilson Ndu Aniyem si incroceranno ancora. Tempi celeri per il processo. Perché - secondo la procura - le prove sono «evidenti». E non sono trascorsi più di 180 giorni dagli arresti. È così che il pm Andrea Bianchi ha chiesto il giudizio immediato per l'imprenditore di «Surf in Paradise» e per l'uomo che avrebbe condiviso con lui quella notte di sesso, droga e alcol nell'attico di via XXIV Maggio, stuprando per ore una ragazza di 21 anni. Violenza sessuale, lesioni personali aggravate e spaccio (solo per Aniyem): le accuse non sono cambiate. Nessuna ulteriore aggravante né nuovi reati contestati, ma resta quel quadro pesantissimo. Ora, bisognerà attendere qualche giorno per il decreto del gip Sara Micucci, ma il via libera al giudizio immediato pare abbastanza scontato.

E se così sarà, nessuna udienza preliminare per Pesci - ai domiciliari dal 14 settembre dopo due settimane in cella - e per Aniyem, in carcere dal 30 agosto: tutti e due finiranno subito davanti al tribunale. Tuttavia, una volta ricevuto il decreto di giudizio immediato, avranno 15 giorni di tempo per scegliere un rito alternativo. Patteggiamento o giudizio abbreviato, queste le due possibilità. E la seconda opzione pare la più probabile, anche perché in caso di condanna gli imputati potrebbero contare sullo sconto certo di un terzo. Tutt'altro che un dettaglio, quando le pene possono arrivare anche a 10 anni e - una volta diventate definitive - prevedono il carcere. «Valuteremo quale strada percorrere, perché non abbiamo ancora potuto visionare tutti gli atti del fascicolo», si limita a dire Antonio Dimichele, l'avvocato che assiste Pesci insieme al collega Mario L'Insalata. Meno dubbi pare, invece, avere Francesco Saggioro, difensore di Aniyem: «E' chiaro che prima mi confronterò con lui, ma credo che opteremo per il rito abbreviato», sottolinea.

Certo è che il cardine del processo è già stato cristallizzato: l'interrogatorio della ragazza è stato acquisito in incidente probatorio lo scorso ottobre. Parole che hanno confermato le accuse, una prova granitica, secondo la procura. Un racconto con diversi punti contraddittori, per le difese. Ma, al di là dei giudizi delle parti, quella ricostruzione è già un punto fermo. Un resoconto che determinerà l'esito del processo.

Pesci ha negato ogni violenza anche nell'interrogatorio davanti al pm, qualche settimana fa. Eppure anche i giudici del Riesame, che pure lo scorso settembre avevano consentito all'imprenditore di lasciare il carcere per i domiciliari (perché «sufficienti» come misura cautelare), hanno ritenuto assolutamente attendibile la ragazza. Lei che conosce Pesci su Facebook, accetta la sua amicizia e si accorda per un rapporto sessuale a pagamento. Poche decine di euro, nulla di più. A 21 anni, ha già un passato complicato, ma non nasconde nulla di quelle scelte che le sono anche costati giudizi impietosi. Racconta anche di essere arrivata nell'attico di Pesci, quella sera del 18 luglio, dopo aver bevuto parecchio in un bar della città in cui l'imprenditore l'aveva accompagnata.

Ma in casa c'è una trama diversa che l'attende. Poco dopo Pesci chiama anche il pusher. Che porta la cocaina e si unisce al festino. E il sesso si trasforma in una violenza inaudita. Nessun giochino erotico elettrizzante, perché manette, frustini, lacci e sex toys sarebbero serviti solo a fare del male. A far finire la ragazza in Pronto soccorso, per poi uscirne con una prognosi di 45 giorni. Ma lei cosa ha fatto? Ha chiesto di fermarsi, finché non le sarebbe stata chiusa la bocca con una pallina che le impediva quasi di respirare.

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