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Borgo Fornovo

Il forno Ferrari ha chiuso. E l'Oltretorrente perde un pezzo di cuore

03 gennaio 2019, 06:00

Il forno Ferrari ha chiuso. E l'Oltretorrente perde un pezzo di cuore

Lorenzo Sartorio

Era uno dei più antichi forni cittadini calato nel cuore «de dla da l’acqua» all’ombra del campanile dell’Annunziata. Ma, oltre un forno dove si faceva un buonissimo pane, era divenuto negli anni una delle cattedrali della parmigianità grazie a Walter Ferrari, per tutti «mitràja» , un «pramzan dal sas» nato fornaio. Una volta appeso il grembiule al chiodo, a Walter sono succeduti nella gestione del forno la figlia Lara e in genero Manfredo: hanno deciso a malincuore di abbassare per sempre la saracinesca del forno provando un grosso nodo alla gola poiché, proprio in questi giorni, tantissimi clienti hanno mostrato riconoscenza e affetto, per altro ricambiati da Lara e Manfredo, per avere gestito questo pezzo di storia parmigiana. Il forno di borgo Gian Battista Fornovo, l’antico «bórogh d’j Äzon», un tempo di proprietà del fornaio Parmigiani, trent’anni fa fu rilevato da Walter Ferrari. Ubicato dinanzi al cortile dell’Annunziata (che ispirò all’indimenticato Frà Giangabriele Chierici uno di un bei più bei presepi mai realizzati a Parma) il vecchio forno parmigiano nella notte oltretorrentina sprigionava quel magico profumo di pane che si diffondeva dappertutto, aggrappandosi ai rugosi e antichi muri della chiesa di Padre Lino. Walter, popolarissima figura, sorta di «bonjérba» (prezzemolo) sempre presente laddove si coniuga nel migliore dei modi la parmigianità, con il genero Manfredo dalle tre del mattino era all’opera per creare un pane inimitabile: in primis le rosette croccanti (pronte al mattino di buon’ora per unirsi in matrimonio con rosea pancetta, profumata mortadella o il morbido «cavàl pisst» della Rosetta di via Farnese ), il filone «Luisa» e altre specialità come baguette, torciglioni, micche, crostate di marmellata (opera della moglie Catia ) e le inarrivabili brioche.

Quotidianamente la parmigianità più che genuina passava di qui: dal popolare «pisonär» Gaiòn, ai fedelissimi dei circoli limitrofi: Oca Morta, Aquila Longhi, Coräle, Famija, Pedäl, Gigolèn e Premiäda. Con l’immancabile radio incipriata di farina che gracchiava musica revival e allegri brani di liscio, il covo di borgo Fornovo era una tappa obbligata per quanti volevano assaporare le nostre più amabili tradizioni. Un’altra peculiarità di Walter era ribattezzare gli amici del cuore con singolari soprannomi: scäldafer, ciapètta, trombètta, bonjérba, pugnata, bozia, beziòlen e tanti altri. Cose che succedevano là dove una Parma, che sta sparendo, ritrovava se stessa e dove la gente sapeva ancora sorridere, cantare, volersi bene e aiutarsi.

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