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IL CASO

Pur di mettere nei guai l'amante della moglie, si autodenuncia e viene condannato

16 gennaio 2019, 06:02

Pur di mettere nei guai l'amante della moglie, si autodenuncia e viene condannato

GEORGIA AZZALI

Innamorato pazzo. O - molto più prosaicamente - così pieno di rancore nei confronti di chi aveva preso il suo posto accanto alla consorte da mettersi nei guai da solo. Non un ragazzino, eppure, nel settembre del 2016 - a 40 anni suonati - ha deciso di presentarsi dai carabinieri, autoaccusarsi di un furto di alcuni attrezzi in un deposito della Provincia avvenuto una decina di giorni prima e puntare il dito anche contro l'uomo che nel frattempo se ne era andato con la moglie. Ma la pantomima è durata poco, perché sei giorni dopo il 40enne - un operaio di origini romene, ma da anni residente alle porte della città - è tornato in caserma per ritrattare: «Ho fatto tutto da solo. Lui non era con me. È giusto che lo scagioni perché non ha fatto niente», ha detto tutto contrito ai carabinieri.

ASSOLTO DALLA CALUNNIA

In realtà, il pentimento non avrebbe avuto nulla di nobile, secondo gli investigatori, perché proprio in quei giorni la moglie era rientrata a casa con i figli. Risultato? Oltre all'accusa di furto aggravato, per il 40enne è scattata anche la denuncia per calunnia. Ma poteva pure finire peggio, perché ieri il giudice Paola Artusi (pm Antonella Destefano) l'ha condannato a 6 mesi solo per il primo reato, assolvendolo dall'altra accusa.

DALL'ACCUSA ALLA BEFFA

Eppure, l'impressione è che difficilmente l'operaio riuscirà a vedere il bicchiere mezzo pieno in questa sentenza. Altro - molto probabilmente - lo preoccupa. Quel colpo di scena che si è materializzato due mesi fa nell'aula di tribunale, durante il processo, quando è stato sentito il suo (ex?) rivale. L'uomo ha confermato di aver conosciuto la moglie dell'operaio romeno nel giugno del 2016 e di aver cominciato una relazione con la donna in agosto, un mesetto prima del furto nel deposito della Provincia, a Chiastrella, nelle vicinanze di Tizzano. Ma alla domanda del pubblico ministero «e poi è finita questa relazione?», la risposta è stata decisa: «No, ancora stiamo insieme».

L'IDENTIKIT DEL RIVALE

Insomma, il «sacrificio» dell'operaio - che si era autodenunciato pur di poter accusare anche l'amante della moglie - sarebbe servito a ben poco. Ammesso che il rivale abbia detto la verità, perché non si tratta certo di uno stinco di santo: 35 anni, un buon numero di precedenti alle spalle e nel 2016 - all'epoca del furto al deposito - affidato ai servizi sociali dal tribunale di Sorveglianza di Sassari.

LA REFURTIVA RITROVATA

Ma per quella razzia - salvo nuovi colpi di scena - è stato condannato l'operaio romeno. Lui avrebbe forzato la porta del capannone della Provincia portandosi via diversi attrezzi e un po' di gasolio, facendo ritrovare tutta la refurtiva nel garage di casa il giorno in cui decide di andare nella vicina caserma dei carabinieri. Per fare «mea culpa» e per tentare di farla pagare all'amante. Che, però, non pare abbia accusato il colpo.

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