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COLLECCHIO

Addio a «Gigetto», casaro appassionato di moto

20 gennaio 2019, 06:00

Addio a «Gigetto», casaro appassionato di moto

GIAN FRANCO CARLETTI

COLLECCHIO Alla venerabile età di 95 anni Gino Gatti, collecchiese doc, ha lasciato un vuoto incolmabile nei collecchiesi, che lo hanno amato per le sue doti umane. Era un uomo molto aperto, cordiale, sempre allegro e goliardico. Era nato a Collecchio nel 1923 alla «Ca Longa» in una famiglia di casari: il padre Cesare, la madre Clementina, il fratello Roberto e le sorelle Ada e Gina. Ben presto anche lui ha cominciato a dare il suo apporto come casaro fino a quando, a 18 anni, è stato chiamato alle armi con destinazione Sicilia, regione in cui è restato fino al 1943. In quell’anno, non avendo aderito alla Repubblica Sociale, è stato fatto prigioniero come internato militare non collaborazionista e deportato in Germania in un campo di prigionia. Qui è entrato in amicizia con un sergente tedesco e, facendo finta di conoscere la lingua, ha fatto da interprete. Nel frattempo ha anche imperato a scrivere con la sinistra. Terminata la guerra è stato liberato dagli americani. E’ iniziato, così, il suo lungo cammino di ritorno verso casa utilizzando mezzi di fortuna. Arrivato finalmente a Collecchio era talmente denutrito che sua madre, apparsa sulla soglia della porta, non lo ha riconosciuto. Dopo un breve periodo ha ripreso l’attività di casaro per poi svolgere l’attività di mediatore e battitore di formaggio. Due le sue passioni: la moto e le carte. Ha posseduto una delle prima moto Guzzino ed è stato uno dei fondatori del Moto Club locale. Gli piaceva moltissimo giocare a carte, tanto che gli amici lo chiamavano «Il maestro», e per questo era possibile incontrarlo al Bar Moderno, al Bar Centrale e al Bar della Stazione. In molti gli hanno voluto tributare l’ultimo saluto in occasione dei funerali partecipando alla messa officiata dal parroco don Guido Brizzi Albertelli. Questi durante l’omelia ha messo in risalto l’appartenenza di Gino Gatti ad una famiglia patriarcale, molto rara ai giorni nostri. Ricordando la sua attività, ha poi fatto una similitudine con la forma di formaggio parmigiano: non è importante la parte esterna, ma ciò che vi è dentro. «Gigetto», così era conosciuto in paese, lascia la moglie Olga Alinovi, che il 3 febbraio compirà 89 anni, con cui ha condiviso 70 anni di matrimonio (i due coniugi si sono sposati il 13 novembre 1948 nella chiesa parrocchiale di Collecchio), i figli Annalaura e Cesare, due nipoti e cinque pronipoti. Gino Alinovi ha avuto un parente illustre, lo zio Oreste che nel 1921 ha acquisto il brevetto di pilota di aerei dopo aver frequentato la scuola Gabardini Caneri ed è stato aviatore e collaudatore di aerei.

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