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VIA MICHELI

Senzatetto ucciso a pugni, assolto uno degli amici

22 gennaio 2019, 06:02

Senzatetto ucciso a pugni, assolto uno degli amici

GEORGIA AZZALI

Una vita tra gli invisibili. Finita su un marciapiedi di periferia in una mattina gelida. Solo quel 17 gennaio 2015 Gheorghe Cimirinschi, moldavo, 45 anni, era stato «visto»: disteso su un pezzo di cemento bagnato dalla pioggia. Morto di miseria e ucciso a suon di botte da chi con lui condivideva le giornate affogate nell'alcol. Nel febbraio del 2016 Dimian Vafancevif, bielorusso, era stato condannato a 7 anni (con rito abbreviato) per omicidio preterintenzionale aggravato. Una pena confermata anche in appello. Ma il cerchio non era chiuso, secondo la procura, perché Vafancevif avrebbe avuto un complice: Zadir Piotr, 40 anni, moldavo. Rinviato a giudizio per omicidio preterintenzionale aggravato, ieri è però stato assolto «per non aver commesso il fatto» dalla Corte d'assise, presieduta da Pio Massa (giudice a latere, Adriano Zullo). Condannato, invece, a 1 anno - per favoreggiamento - Vasile Guzun, anche lui moldavo, 45 anni, accusato di aver mentito per depistare le indagini.

Un solo colpevole per la morte di Gheorghe. Almeno per ora, perché non è escluso che il pm Umberto Ausiello faccia ricorso in appello, una volta lette le motivazioni. Il pubblico ministero aveva chiesto 10 anni per Piotr e 2 per Guzun.

La versione di Piotr? Mai sentita. Semplicemente perché non è mai stato trovato: sparito nel nulla e ufficialmente latitante. Certo è che era stato lui a chiamare per due volte i soccorsi, quando si era reso conto che Gheorghe era agonizzante o forse era già morto. Ma aveva anche tolto dal telefonino la sim card. Molto più che un dettaglio, secondo l'accusa. E poi c'erano le parole di Vafancevif, arrestato e condannato. Ma ha avuto ragione la difesa: «Non c'erano prove dell'identificazione di Piotr e soprattutto del fatto che avesse percosso Gheorghe Cimirinschi - sottolinea l'avvocato Federico Silvestrini -. Inoltre, avevo sollevato dubbi anche sulle cause della morte, visto che l'uomo, ritrovato dopo una notte al freddo, aveva un tasso alcolemico di 4,3».

Un livello da coma etilico. Ma se è vero che nel sangue di Gheorghe scorreva tutto quell'alcol, è altrettanto vero che il suo corpo mostrava anche altro: ferite alla testa, al volto, al collo e varie costole rotte. Era stato pestato, Gheorghe, dopo una lite per motivi banalissimi e poi lasciato su quel marciapiede. Qualche coperta da spartire, un materasso, o forse una bottiglia di vino: nulla di più in quel litigio tra anime perse. Una morte non voluta, dunque, che è andata al di là delle intenzioni di chi l'ha aggredito (da qui l'accusa di omicidio preterintenzionale), ma che era facile prevedere, anche perché Gheorghe era completamente ubriaco.

E il ruolo di Vasile, l'altro imputato condannato per favoreggiamento? Tentando di allontanare ogni sospetto da sé e dagli amici, aveva raccontato alla polizia di essere andato verso il suo giaciglio prima delle 9 quella sera, senza vedere Gheorghe, di aver incontrato gli altri due imputati solo il pomeriggio del giorno dopo e di non sapere cosa avessero fatto nelle ore precedenti. Solo bugie. Che l'hanno fatto finire nei guai.

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