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Bimbo di due anni ingoia un tagliaunghie: salvato

24 gennaio 2019, 06:03

Bimbo di due anni ingoia un tagliaunghie: salvato

Monica Tiezzi

Il bambino, un frugoletto di 22 mesi, trotterellava per casa, instancabile e curioso come solo i piccoli di quella età sanno essere. Il tagliaunghie era stato lasciato incustodito, ed è bastato poco perché il piccolo lo afferrasse e lo «esplorasse» con la bocca. Probabilmente è stata questione di secondi: l'oggetto, tagliente e lungo cinque centimetri, è stato ingoiato. C'è voluto un delicatissimo intervento dell'équipe del professor Z, all'ospedale Maggiore, per rimuoverlo e scongiurare il peggio. E' stata una lastra eseguita sul piccolo - portato d'urgenza dai genitori all'Ospedale dei bambini Barilla lo scorso martedì mattina - a rivelare quello che era successo. Con lo sconcerto dei medici (che pure negli anni ne hanno viste di tutti i colori), i raggi x hanno rivelato la presenza del tagliaunghie, posizionato nello stomaco, sul fondo gastrico.

Non c'era tempo da perdere. «Considerando l'età del bambino e il peso, 13 chili, il corpo estraneo era di dimensioni fuori dal comune e potenzialmente altamente lesivo per le superfici acuminate che avrebbero potuto causare emorragie o perforazioni intestinali» dice de' Angelis, direttore della Gastroenterologia ed endoscopia digestiva e del dipartimento Materno Infantile dell'ospedale Maggiore. In questi casi, dice de' Angelis, l'endoscopia serve ad evitare un intervento chirurgico maggiore, che in passato era l'unico rimedio. La procedura endoscopica è stata eseguita in emergenza e in tempi brevissimi, intorno alle 15, in anestesia generale. Il piccolo è stato portato in sala operatoria ed intubato dal responsabile dell’équipe anestesiologica pediatrica, Luciano Bortone. De' Angelis, coadiuvato da Barbara Bizzarri e Fabiola Fornaroli, ha quindi eseguito l'intervento, durato circa un'ora.

Tante le insidie dell'operazione. Il corpo estraneo è stato agganciato nello stomaco e trascinato all’esterno della bocca con una manovra estremamente prudente. In questi casi infatti lesioni anche gravi di esofago e della faringe possono essere causate sia nella fase dell'ingestione che in quella dell’estrazione. Per facilitare l'operazione è stata utilizzata, spiega de' Angelis, una «campana» di silicone, lunga circa quattro centimetri e larga circa tre, rivolta all'indietro nella fase di introduzione e che, nella fase di ritorno, ha ricoperto e «incapsulato» il tagliaunghie, grazie al materiale flessibile.

L'«aggancio» del corpo estraneo però era solo metà dell'opera. Il problema era far passare il bolo - rappresentato dalla campana di silicone e dal tagliaunghie - fra stomaco ed esofago, nel cardias, al di sotto del diaframma, e nella bocca dell'esofago, dove era posizionato anche il tubo dell'anestesia. Insomma, si rischiava di creare un «ingorgo» potenzialmente pericoloso fra endoscopio, materiale da rimuovere e intubazione dell'anestesia. «Il problema principale è stato la sproporzione tra le dimensioni dal bambino e del corpo estraneo, nonché la sua rigidità. Fortunatamente, l’applicazione dei nuovi devices permette di migliorare le indicazioni e le applicazioni di queste tecniche», dice de' Angelis.

Grazie all'esperienza dell'équipe, la manovra è riuscita senza alcuna complicanza. «La collaborazione multidisciplinare rende molto più prudente ed efficiente l’urgenza endoscopica - spiega de' Angelis - Manovre del genere hanno bisogno, oltre che di endoscopisti, di anestesisti pediatri, di radiologi, di personale infermieristico altamente specializzato nonché di equipe di chirurghi pediatri, pronti ad intervenire nel caso di complicanze che, in manovre altamente pericolose, vanno sempre messe in preventivo». Il bambino si è svegliato dieci minuti dopo la conclusione dell'operazione, è stato tenuto in osservazione fino a ieri mattina, poi è stato dimesso e riaccompagnato a casa dai genitori in ottime condizioni generali, senza restrizioni di dieta o terapie farmacologiche.

«Tengo a sottolineare - conclude de' Angelis - che Parma è una delle pochissime strutture, nell’intero territorio nazionale, ad aver attivato da più di vent’anni, oltre a quella dell’adulto, l’urgenza endoscopica pediatrica nelle 24 ore. Che rappresenta un gravoso impegno sul piano umano, organizzativo ed economico, ma al tempo stesso un formidabile strumento di cura a servizio dei bambini».

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