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Tribunale/1

Quando lo stalker è lei: condannata

25 gennaio 2019, 06:03

Quando lo stalker è lei: condannata

ROBERTO LONGONI

Tra le tante libertà che s'erano concesse, una sola non era prevista (almeno da lei): che lui la lasciasse. Così, quando l'amante le annunciò la fine della loro storia, lei decise che ne sarebbe cominciata un'altra. Con lui nel ruolo della vittima e lei in quello di persecutrice. Con appostamenti e pedinamenti, oltre alle solite caterve di messaggi e telefonate in cui il classico «me la paghi» è la frase più gentile. Violenza fisica a parte, tutto ciò che di solito è la donna a subire. Fa niente che l'uomo fosse anche armato: nel mirino, per un anno, è stato lui. Anche dopo che si era rivolto alla polizia.

E pensare che si sarebbe dovuto trattare di una relazione leggera leggera. Esente dai progetti: nemmeno di fidanzamenti s'era parlato. I due (li chiameremo Mario e Francesca, con nomi di fantasia) s'erano incontrati in un bar e s'erano piaciuti. Forse il suo peso l'ebbe anche il fascino della divisa indossata da Mario, guardia giurata di origini campane, sulla trentina (mentre lei, parmigiana, è di qualche anno più giovane).

Fu una sorta di colpo di fulmine (ben presto sarebbero venuti i tuoni) basato soprattutto su un'attrazione fisica. Con incontri improvvisati nel cuore della notte, quando lui finiva il turno di controllo nelle vie della città. Poi, ognuno a casa propria. Entrambi single, sembra che i due non pretendessero nemmeno l'esclusiva: sembra che ognuno fosse libero di avere altri flirt. In genere il senso del possesso fa il paio con la gelosia. Se è così, questa è un'eccezione.

Dopo sei mesi di appuntamenti notturni, Mario si stancò. Anche perché nel frattempo s'era riavvicinato a un'ex fidanzata. Lui ne parlò con Francesca, convinto di poter contare sulla sua comprensione. Invece. Gli incontri notturni continuarono, ma in modo ben diverso. La guardia giurata era impegnata nei giri di controllo, e lei a sua volta controllava lui. Una volta, Mario intervenne in una villa per un falso allarme e si trovò la ex in attesa nell'ombra, in sella a uno scooter, il volto coperto dal casco integrale. Una presenza non proprio rasserenante. Altre volte, lei lo pedinò in auto. In un'occasione, Francesca passò alle maniere ancora più forti: sempre in sella allo scooter tagliò la strada a Mario, bloccandolo. «Non ti lascerò mai stare» gli promise, mentre lui, guardandosi bene dallo scendere, chiamava il 113. Lei fuggì poco prima dell'arrivo della volante della questura.

Dopo un paio di mesi, convinto ormai che lei facesse sul serio, troppo sul serio, Mario sporse una querela. Non bastò. Continuarono i pedinamenti notturni. Nemmeno cambiare il numero di telefono e le abitudini quotidiane fu sufficiente. Lei riusciva sempre a tenersi aggiornata: pare che fosse disposta anche a ricorrere alle proprie arti di seduttrice con i colleghi dell'ex, pur di ottenere le informazioni che le premevano. Così, le telefonate pomeridiane riprendevano: e la guardia giurata non riusciva nemmeno a dormire.

Per avere un po' di pace, Mario alla fine chiese anche a un amico d'essere ospitato. Lei allora si vendicò pubblicando su facebook tutte le foto con lui che riuscì a riesumare dalla memoria del proprio cellulare. Sottolineando di non aver alcuna intenzione di uscire dalla vita dell'ex. Inutile soffermarsi sullo stato d'ansia scatenato nella vittima di tante attenzioni e nella sua nuova compagna. Alla prima querela se ne aggiunsero altre: saranno sei alla fine, per un anno di persecuzione. Sembra che a raffreddare la stalker sia stato il divieto d'avvicinamento emesso a suo carico. Intanto, s'avvicinava la data dei guai in un'aula di giustizia. Ieri, si è chiusa anche la parte processuale della vicenda. Il pm Elena Riccardi ha chiesto 9 mesi, e 9 sono i mesi di reclusione che il giudice Maria Cristina Sarli ha inflitto all'imputata, oltre a una provvisionale di cinquemila euro da versare alla guardia giurata che si è costituita parte civile. E lei, Francesca? Non c'era. Non s'è fatta vedere in nessuna udienza: pare che abbia preso molto sul serio il divieto di avvicinamento.

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