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STALKING

Geloso e violento, terrorizza la ex: «Se ti vedo in giro, ti butto addosso l'acido»

10 febbraio 2019, 06:03

Geloso e violento, terrorizza la ex: «Se ti vedo in giro, ti butto addosso l'acido»

GEORGIA AZZALI

Uno stillicidio lungo tre anni. Con quell'uomo che pian piano cambia pelle. Le fa pesare ogni parola, ogni gesto. Anche un colore di rossetto diverso fa la differenza. È una gelosia ossessiva, che diventa una gabbia della quale bisogna solo tagliare le sbarre per uscirne. Ma poi comincia la persecuzione, il ricatto continuo. Lui diventa la sua ombra, una presenza inquietante che la fa precipitare nel terrore: «Ho capito chi frequenti, fatti vedere in giro che ti butto l'acido addosso. Devi andare via da Parma, perché non ti farò vivere», le urla un giorno per strada. Sono passati quasi quattro anni, nel frattempo per l'uomo - un quarantenne napoletano da tempo residente a Parma - è scattato anche il divieto di avvicinamento, e nei giorni scorsi è arrivata la condanna: 7 mesi per stalking e violenza privata. Il pm Antonella Destefano aveva chiesto un anno.

Eppure c'era stato un tempo in cui avevano condiviso tutto: lei, origini sudamericane, undici anni meno di lui, aveva scommesso su quella nuova vita in Italia. Era stata rassicurata e si sentiva protetta. Ed erano arrivati anche due figli. Ma il secondo è ancora piccolissimo quando i sogni cominciano a sgretolarsi. Più che in fabbrica, il tempo lo passa in qualche sala slot della città. Ossessionato dal gioco, ma anche dai suoi fantasmi, da quella gelosia che cresce giorno dopo giorno. Come le sue continue domande e insinuazioni: «Con chi ti vedi? Cosa fai quando sei fuori casa?».

Uno contro l'altra, in uno scambio d'accuse che non può che allontanarli. Ma nel febbraio del 2015 avevano deciso insieme di interrompere quella lunga convivenza. Lei sarebbe rimasta in casa con i due figli, mentre lui sarebbe andato a vivere dal fratello: questo è l'accordo. Ma una notte lui si presenta davanti alla porta della casa di famiglia. La scusa? «Voglio vedere i bambini». E comincia a urlare e a scalciare contro la porta, fino a quando lei è costretta ad aprire. Poi, partono gli insulti e le umiliazioni: l'afferra per le braccia, la scuote e poi la getta a terra. Le stacca anche il contatore dell'energia elettrica, e lei è costretta per la prima volta a chiamare la polizia.

Ma quella denuncia fa crescere la voglia di vendetta. Lui si presenta ancora davanti alla porta di casa, e lei è costretta ad aprire per farlo smettere di urlare sul pianerottolo del condominio, ma non ferma gli insulti. Il giorno successivo l'aspetta sotto casa, mentre sta rientrando con i figli, le vomita addosso tutto il suo astio e lancia il foglio appallottolato della denuncia. Poi, sale sull'auto intestata alla donna e la segue, mentre lei si allontana a piedi da casa, pur non avendo nemmeno la patente.

Eppure usa quell'auto. Una volta tenta anche di caricare il figlio più piccolo e di andarsene via. Lei fa in tempo a bloccarlo, nonostante lui le sfili il telefonino per impedirle di dare l'allarme. La donna si rifugia in un bar, ma un'ora dopo, quando se ne sta andando con i figli, lui si ripresenta a bordo di un macchinone guidato da un amico e spara quelle parole terribili. L'acido. La minaccia dello sfregio.

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