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Borgo XX Marzo

Assalì l'86enne titolare della boutique Life: condannato

13 febbraio 2019, 06:02

Assalì l'86enne titolare della boutique Life: condannato

ROBERTO LONGONI

Lei, 86 anni, ebbe la prontezza di tacere e di evitare qualsiasi reazione. Fu la sua «difesa», di fronte all'assalto dei due rapinatori. Del resto, che cosa avrebbe potuto fare, anziana e sola, contro quei ceffi che fin da subito le avevano dimostrato di credere solo alla legge della forza? Non persero tempo, i due malviventi: entrati nella boutique Life di borgo XX Marzo, senza spiccicare una parola l'aggredirono. Uno le mise le mani sul viso, facendo poi in modo di tenerle la bocca tappata, mentre lei cadeva a terra. L'altro, intanto, per bloccarla le avvolse le caviglie con giri e giri di nastro adesivo. A quel punto, ai rapinatori non restava che chiudere la titolare in uno dei camerini sul retro, per mettere a segno il colpo in tutta calma. Infischiandosene d'essere in pieno centro e in pieno giorno.

Fu un eccesso di sicurezza. Il borgo è uno dei più animati della città, e alle 17,30 del 3 aprile scorso stava passando davanti alla vetrina del negozio una giovane mamma con i due figli. La donna notò la signora a terra e quei due che la stavano trascinando verso la parte della boutique più lontana dalla porta. Dagli sguardi di quegli sconosciuti, la passante ebbe solo una conferma, se ce ne fosse stato bisogno. Subito dopo la sorpresa, la donna fu fissata da occhi gelidi e feroci. Che le dicevano di farsi i «fatti propri».

Lei decise di fare il contrario, mettendosi subito a chiedere aiuto. Attirò l'attenzione di altri passanti e dei commercianti che uscirono dai negozi vicini. I due capirono di dover battere in ritirata e lo fecero nel giro di pochi secondi, riuscendo a sfuggire per un soffio alle pattuglie del Nucleo operativo e radiomobile subito inviate sul posto. Nonostante tutto, però, i rapinatori poterono anche illudersi di aver ottenuto un successo. Erano fuggiti a mani tutt'altro che vuote. Il loro obiettivo, infatti, non era la boutique, ma la signora che, in quei pochi secondi, erano riusciti a spogliare di tutti i gioielli.

Nel bottino finirono un bracciale d'oro di Gucci da 2000 euro, un altro bracciale da 3000 euro, un anello tempestato di smeraldi (3000 euro di valore) e una catena d'oro da mille euro. Dal portafogli della signora, i due pescarono 200 euro, mentre la cassa non riuscirono a vuotarla. In ogni caso, con tutti quegli ori, se ne andarono più che soddisfatti. Lì per lì, riuscirono a sparire nel nulla.

Le indagini dei carabinieri partirono da un'impronta sul bancone e dalle testimonianze. Alcuni commercianti riferirono di aver visto nelle ore precedenti due tizi sospetti, sulla trentina, uno alto e uno basso, vestiti di scuro e con il cappellino in testa. Segno che prima avevano compiuto un luogo sopralluogo. Poi, avvicinandosi all'obiettivo, avevano avuto cura di indossare giacche e cappellini, per rendere più confusa la ricostruzione tramite i filmati della videosorveglianza.

La caccia all'uomo durò mesi e portò i carabinieri in varie parti d'Italia. Fino a quando uno dei due, il georgiano che aveva lasciato l'impronta, venne arrestato a Reggio Emilia. Riconosciuto colpevole dal Gup, ieri, lo straniero è stato condannato a 3 anni e 2 mesi di reclusione, oltre al pagamento di 800 euro di multa. Ora resta da acciuffare l'altro.

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