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IL CASO

Crea un profilo Facebook con le foto intime di una 16enne: condannato

14 febbraio 2019, 06:03

Crea un profilo Facebook con le foto intime di una 16enne: condannato

GEORGIA AZZALI

Era il loro patto segreto. Ma si è frantumato nello spazio d'un mattino. E le foto intime di lei - ingenua e fragile come i suoi 16 anni - hanno fatto il giro dei social. Era stata rassicurata dal fidanzato, Anna (il nome è di fantasia, ndr): «Ti prometto che resterà una cosa tra noi due». Ma poi era stato lui a girarle a un compagno di scuola. L'inizio della gogna, dello stillicidio degli insulti. Fino alla creazione di un profilo Facebook dal nome inequivocabile - «Zinna Anna» - in cui comparivano dei fotomontaggi con le immagini del seno della ragazza, di cui comunque non si vedeva il volto. L'ideatore del profilo? Uno studente universitario, allora 23enne, che ieri è stato condannato per diffamazione al pagamento di 3.000 euro di multa. Il collegio ha invece assolto il ragazzo, difeso dall'avvocato Valentina Tuccari, dal reato più grave (diffusione di materiale pedopornografico), «perché il fatto non sussiste», nonostante il pm Andrea Bianchi ne avesse chiesto la condanna. Alla ragazza, che si era costituita parte civile, è stato riconosciuto un risarcimento in via equitativa di 6.000 euro.

Eppure nemmeno si conoscevano, Anna e lo studente. Non si erano mai visti né sentiti, nel 2015, quando Anna è finita nel frullatore della rete. «Mi dispiace molto per ciò che è successo a questa ragazza, ma io non so chi sia e non abbiamo amici in comune. Non ho creato io il profilo Facebook e non avrei avuto alcuna ragione per farlo», ha detto ieri mattina in aula poco prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio. Ed è vero che i due non si conoscevano, come ha anche sostenuto l'avvocato Alessandra Mezzadri, difensore di parte civile, ma «è altrettanto vero che quelle foto circolavano già da alcuni giorni e lui ha creato quel profilo per diffonderle», ha aggiunto.

Perché lui sarebbe stato l'ultimo anello della catena infernale. Tra i 13 e il 16 febbraio 2015 la ragazzina e il fidanzato - tre anni più di lei - si scambiano le immagini intime. Ma cinque giorni dopo, mentre i due sono insieme, sul telefonino di lui arriva un messaggio Wathsapp, con allegate un paio di foto, di un amico che lo avverte: «Stanno girando immagini tue e della tua ragazza». Anna sbianca, è sconcertata. Ma capisce subito che il colpevole è lì davanti a lei. E dopo qualche esitazione, il fidanzato, per il quale è già scattato da tempo un decreto penale di condanna, ammette di aver girato alcune immagini a un compagno di scuola. Nei giorni successivi, però, un altro amico del fidanzato condivide quelle foto intime sul suo profilo Facebook e le correda di frasi zeppe di offese: «Da quello che ho saputo sono i nuovi pornostar del momento», scrive, tra l'altro, riferendosi ad Anna e al fidanzato. Anche quell'amico, dopo la denuncia della ragazza, era finito sotto inchiesta, ma è già uscito di scena avendo deciso di patteggiare.

E lo studente universitario? A lui è arrivata la polizia postale: gli investigatori hanno accertato che il ragazzo aveva utilizzato un pc dell'Ateneo, che ha una rete chiusa, entrando nel sistema con il proprio user e la password.

Una verifica incrociata è stata poi fatta con il gestore telefonico del numero dello studente. Insomma, solo lui avrebbe potuto creare il profilo Facebook con le immagini hot di Anna.

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