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Lutto

L'ultimo abbraccio di Parma a Roberta Terzi

15 febbraio 2019, 06:02

L'ultimo abbraccio di Parma a Roberta Terzi

PIETRO RAZZINI

Non è un caso se l’ultimo saluto a Roberta Terzi in Saccani, sia stato dato il 14 febbraio, giorno degli innamorati. Roberta era una donna che amava la vita. Ieri pomeriggio l’abbraccio di Parma, la città dove lavorava, e di Sorbolo, dove era cresciuta, è stato commovente.

La famiglia composta da mamma Elvia, papà Adelmo e dalla sorella Paola, il marito Lorenzo hanno voluto ringraziare, anche con questo articolo, l’affetto dimostrato da tutte le persone che hanno testimoniato il bene a Roberta, deceduta improvvisamente il 12 febbraio a 55 anni. Vicino alla bara, in un pomeriggio di sole, le amiche di sempre, Francesca Ferrari e Antonia Bicchierri: «Era una sorella per me», racconta quest’ultima che poi continua: «Mi diceva: "Quando saremo vecchie, Anto, noi usciremo ugualmente, anche con il bastone. Noi saremo sempre insieme: tu sarai la mia spalla e io la tua"». Questa voglia di vivere era trasmessa con ogni sguardo, ogni frase, ogni singolo gesto, mai casuale: «Un’ amica con la A maiuscola. Un inno alla vita. Abbiamo condiviso tutto: gioie e dolori, balli e pianti. In Robby ho sempre trovato l’appoggio che cercavo. Con lei se ne va un gran pezzo del mio cuore», dice con la voce rotta dall’emozione Francesca, seguita poi da Sabrina Rossi: «Ci eravamo messaggiate qualche minuto prima della tragica scomparsa. Era un’amica vera, una di quelle persone presenti per ogni necessità. Ripeteva che bisognava godersi la quotidianità, nel rispetto degli altri, ma senza remore. Aveva ragione». Al cimitero di Sorbolo c’erano persone di tutte le età, indice di una donna capace di unire più generazioni con il suo sorriso. Spiega infatti Luca Ovrezzi: «Mi spronava sempre a non mollare, anche nei momenti di difficoltà. Mi ha dato tanta forza, tanta energia. Mi trattava quasi come un figlio: aveva sempre una parola buona per me». Per Francesca Varesi, invece, era la «zia Robby»: «Una risata inconfondibile, una positività rara da trovare. E poi i consigli che mi dava, le chiacchierate infinite: mi mancherà tutto questo». E ancora, gli amici dei locali parmigiani come Massimo «Momo» Marani («Mi ha sempre seguito in ogni mia avventura: dal Dada alla Raquette, dal Twiga alla Spaghetteria. Sapeva farsi volere bene»), Andrea Carra («Non è mai mancata alla mia festa di compleanno: il primo tavolo prenotato era sempre il suo. E poi che ricordi al mare: io le prenotavo il tavolo alla Terrazza Belvedere ad Ameglia, lei mi teneva i lettini al bagno delle Temerici a Fiumaretta»), Marcello Amadei («Puntuale come nessun’altra alle feste che organizzavo per raccogliere fondi in aiuto alla Onlus Famiglie del Pellegrino: spontanea e disponibile. E poi, che sorriso: non se ne andava mai dal suo viso») e Dj Andrea Carpi: «Mettevo le prime canzoni e lei era già pronta scatenarsi in pista. Amava la musica, le danze e le luci della pista». Luci che l’hanno abbracciata anche nel giorno del suo ultimo saluto: la luce del sole, la sua forza. La forza che rifletteva quotidianamente su chi le stava vicino.

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