Sei in Archivio bozze

Savona a palazzo Soragna nel ricordo di Orlandini: "Serve un'Europa più forte e equa" Video

15 febbraio 2019, 18:03

Chiudi
PrevNext
1 di 4

“Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa” è il titolo della Lectio Magistralis che il professor Paolo Savona, da pochi giorni ex ministro per gli Affari Europei dell’attuale governo, svolge oggi a palazzo Soragna. L’evento è organizzato dall’Unione Parmense degli Industriali e dalla Fondazione Collegio Europeo di Parma nell’intenzione, condivisa con il relatore, di rendere omaggio alla memoria del dottor Giorgio Orlandini, già direttore dell’Upi per 32 anni e fra i promotori della creazione del Collegio Europeo. 
Il ricordo di Giorgio Orlandini: "Personaggio straordinario per Parma e nella mia vita: quando balzai dalla Banca d'Italia a Confindustria mi tese la mano e mi spiegò cosa fare..." (Nel video qui sotto, Paolo Savona ricorda commosso Giorgio Orlandini)

Savona ha poi anticipato il suo discorso: "Voglio un'Europa più forte, più equa. Non spartisco il pane della verità ma voglio aprire un dialogo, che in Europa ora non c'è" (Nel video, Paolo Savona anticipa il suo intervento)

L’incontro è aperto dai saluti del presidente Upi Annalisa Sassi e del presidente della Fondazione Collegio Europeo Cesare Azzali.

Nell'introduzione al suo intervento, Savona ha ricordato la sua collaborazione negli anni '90 con l’Unione industriali e la Gazzetta di Parma (con la rubrica "Ozi e negozi"), nata durante la sua esperienza in Confindustria con Guido Carli, impegno che, come ha sottolineato l'ex ministro "mi ha legato a lungo con i molti successi e alcune tristi vicende della città, consolidando la mia profonda amicizia con Giorgio Orlandini che intendo oggi ricordare e onorare come libero e intelligente pensatore e lungimirante ed efficace operatore economico". Orlandini, a cui è dedicato l'evento: "I suoi rapporti con l’Unione Europea – ha spiegato Savona - sono stati costanti e caratterizzati da un tratto umano ammirevole, sia pure mascherato dal suo consueto atteggiamento burbero, che hanno attirato le simpatie di Carli, Karel Van Miert e Havier Ortoli, i quali frequentarono ripetutamente Parma e, se non vi pare fuori luogo il termine, l’amarono come era accaduto a me".

Il tema scelto dall'ex ministro "Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa" è anche l'oggetto di un documento che lo stesso Savona ha inoltrato a Bruxelles e Francoforte il 7 settembre 2018. "Lo scopo dell’iniziativa – secondo la spiegazione dello stesso relatore - è stato quello di invitare le due autorevoli istituzioni ad aprire un dialogo sulle riflessioni da me avanzate per conto del Governo italiano al fine di perfezionare l’architettura economica dell’Unione Europea e le relative politiche, per creare un’organizzazione capace di perseguire il bene comune, appunto una politeia, uscendo da una concezione meccanicistica di regole di governance di sta portando i paesi fuori strada". Un testo (e idee) in cui Savona crede molto: "Si farà strada in un modo o nell’altro. Ne è testimonianza la recente creazione di un gruppo ad alto livello per discutere di unione bancaria europea e di soluzione delle crisi finanziarie, che considero una parziale attuazione delle buone idee espresse nel documento". Ha poi citato, parlando di sviluppo, Gunnar Myrdal – padre della politica economica insieme a John Maynard Keynes, Michael Kalecki-.

In ambito tecnico, Savona, secondo una logica induttiva ha spiegato come "il sistema europeo ha difetti perché nessuno dei tre risultati attesi con l’attuale governance si è realizzato per l’insieme dei 28 paesi membri; è ancor più grave che, per alcuni di essi, le cose siano andate e vadano meglio e per altri peggio, la vera causa che va minando la coesione tra paesi membri. La Brexit è una preoccupante testimonianza". Secondo una logica deduttiva, invece: "Si comprende il perché l’architettura istituzionale e la politica europee si sono indirizzate verso la priorità da dare alla stabilità monetaria e finanziaria e alle riforme (soprattutto del mercato del lavoro, della concorrenza e della pubblica amministrazione)". La conclusione di Savona, sul tema, è che "nell’Unione manca questo equilibrio tra offerta e domanda, privileggiando la stabilità come motore della crescita e ponendo in secondo piano la crescita come motore della stabilità. È un tipico caso di causazione inversa che la politica economica incontra sovente nel suo cammino". Unione europea, piena occupazione e protezione sociale: "Sono andato alla ricerca degli strumenti con cui si intendeva raggiungere questo e altri ambiziosi obiettivi e ho trovato solo tracce vaghe e insufficienti. È invece molto chiara l’esplicitazione dei modi in cui questi strumenti sarebbero dovuti essere scelti nel corso dell’attuazione del Trattato di Maastricht". Trattato che Savona ha poi analizzato in tal senso: "L’accordo è un’incompiuta, come anche i vertici europei hanno riconosciuto; in musica o in letteratura le incompiute hanno il loro fascino, in economia non di rado creano guai". La politeia proposta nel documento citato riconosce che lo sviluppo dell’Italia "ha bisogno di un mercato competitivo ampio a livello europeo, come attuazione specifica degli accordi mondiali di libero scambio (racchiusi nello Statuto del WTO) e una soluzione monetaria più radicale rispetto al dollar standard, in quanto impedisce le svalutazioni". I provvedimenti (contenuti nel documento), secondo l'ex ministro,  in sintesi, riguardano la politica monetaria e finanziaria e la politica fiscale. Sul primo tema: "Attribuire alla BCE un esercizio pieno e indipendente della funzione di intervento sul mercato  e sistemare gli eccessi di debiti sovrani rispetto agli accordi raggiunti". Sul secondo punto: "Attuare un piano di investimenti a livello europeo finalizzato al controllo della domanda aggregata per fini anticiclici e per altri finalizzati alla rimozione dei divari di produttività tra aree geografiche, settoriali e dimensionali. E rimuovere le diversità di trattamento tributario tra paesi membri per consentire l’affermarsi di una concorrenza leale e un più adeguato trattamento degli aiuti di Stato. Queste lacune istituzionali e politiche si sono sovrapposte ai problemi che l’Italia ha trascinato nel tempo". L’Italia, però, "resta tra i primi 10 paesi del Pianeta, ma attraversiamo una fase storica in cui rischiamo di esser schiacciati dalle scelte altrui e necessitiamo di un guizzo di fantasia e vitalità, da noi ancora abbondante, ma costretto entro una visione pessimistica interna ed esterna del nostro futuro frutto di un uso improprio della logica induttiva". Infine, nella conclusione, Paolo Savona ha sottolineato come il suo documento "inviti al dialogo, non allo scontro". La visione di Savona: "non esiste sul piano del metodo di analisi dei problemi economici, ancor meno in quelli socio-politici, uno strumento dirimente e le dispute possono continuare all’infinito rischiando di condurre a una rottura dell’Unione, invece che al suo progresso". Quella che viviamo "è una situazione che ha tutte le caratteristiche di aporia e di antinomia, ossia di irrisolvibilità del problema e di impossibilità di disfarsene". Come superarla? Savona ribadisce: "Accogliendo nell’architettura e nella politica europea la razionalità economica che mancante attraverso la creazione di una cultura condivisa. La proposta alla quale attribuisco maggiore importanza, che tocca da vicino il Collegio europeo è muovere verso una Scuola comune di ogni ordine e grado che, integrando le culture nazionali e valorizzandone i contenuti di pace e benessere, ripercorra la strada che l’Italia indicò quando raggiunse la sua unità: fatta l’Europa, si devono fare gli europei". L'ex ministro conclude. "Occorrerà tempo, forse molto tempo, un tempo da utilizzare per fare meglio funzionare la macchina esistente, ma è la sola formula che consentirà di realizzare il sogno dei Padri fondatori di un’unificazione europea che garantisca effettivamente pace e benessere duraturi".