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PARMIGIANO DEL SASSO

Addio a Giuliano Talignani, indossò la maglia crociata

di Lorenzo Sartorio -

16 febbraio 2019, 06:00

Addio a Giuliano Talignani, indossò la maglia crociata

I primi calci al pallone (non di quelli di adesso aerodinamici, leggeri, eleganti, nobilitati da fregi creati da famosi designer, ma di quei palloni fatti in casa come la «fojäda», pesanti e rabberciati in qualche modo) li ha dati in quei campi che circondavano quelli che, nella nostra città, venivano ironicamente chiamati «grattacieli coricati», ossia i «capanón d’al Castlètt» dov’era nato al’ombra della ciminiera della Centrale del Latte. Giuliano Talignani, deceduto di recente all’età di 80 anni che aveva compiuto il 23 gennaio scorso, oltre essere stato un popolare personaggio caro alla parmigianità (è stato ricordato anche domenica scorsa dal Circolo Aquila Longhi), indossò la maglia crociata, prima con le giovanili del Parma allenate dal mitico Dante Boni fino ad arrivare ad una presenza in prima squadra in serie B nel 1959 ricoprendo il ruolo di mezz’ala.

Ma era il calcio che ha sempre affascinato Giuliano tant’è che, anche durante il servizio militare a Fermo, giocò con la Fermana facendosi onore. Dipendente per 15 anni dalla «Bormioli Luigi» fu poi assunto all’Amnu dove svolse le mansioni di operatore ecologico, una volta più semplicemente «spasén», come Giuliano amava definirsi. Un mestiere che svolse per tanti anni nel proprio quartiere, San Lazzaro, che non abbandonò mai ed al quale era affezionatissimo. Dal felice matrimonio con Franca la nascita di Silvia ed Andrea che seguì le orme del padre divenendo un vero e proprio bomber in diverse squadre: Langhirano, Fiorenzuola, Brescello segnando tantissime reti, addirittura 300 in un campionato. Davvero un figlio d’arte. Giuliano era pure molto legato ai nipoti Samuele ed Alessandro entrambi, come il nonno, stregati dal calcio con i colori dell’Inter Club e della Virtus. Persona generosa, disponibile, amante della compagnia, con la sua parlata in dialetto stretto, Giuliano, per il suo quartiere e per la parmigianità, oltre che per quei tifosi crociati over anta, è stato veramente un simbolo e, finché la salute lo ha sorretto, non mancava mai al Circolo Virtus di cui fu uno dei fondatori.

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