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IL DISCO

Anima latina, l'America di Battisti e Mogol

di Michele Ceparano -

16 febbraio 2019, 09:00

Anima latina, l'America di Battisti e Mogol

Chi scrive ama moltissimo Lucio Battisti, perfino quello più controverso del periodo post-Mogol, quando l'artista reatino scrisse in coppia con Pasquale Panella. Il disco però a cui è più affezionato quest'anno, a dicembre, spegnerà 45 candeline. Un album diverso, uno spartiacque nella carriera di due geni, Battisti, appunto, e Mogol, giorni fa applaudito ospite a Parma. “Anima latina” arriva nel '74 dopo due lavori fondamentali come “Il mio canto libero” (1972) e “Il nostro caro angelo” (1973). Qualcosa, però, sta cambiando e non per dare retta alle sciocchezze di chi lo bollava come disimpegnato perché non parlava di politica tout court. Battisti infatti stavolta spiazza fans e critica con un lavoro che non concede più nulla all'orecchiabilità, ma è complesso, talvolta oscuro. Soprattutto, è un momento di rottura con il passato. E' un concept ambizioso, secondo i dettami del progressive, “Anima latina”” che manda sul lettino dell'analista gli amanti del Battisti cosiddetto nazional-popolare. Una novità che trascina anche i testi di Mogol, forse mai così densi e immaginifici nel pur lungo e fruttuoso connubio con il musicista di Poggio Bustone scomparso nel '98.
“Anima latina” nasce anche all'insegna della sperimentazione dopo un viaggio che l'artista fece in Sudamerica, in particolare in Argentina e Brasile. L'atmosfera latina e quindi sudamericana rappresenta il leit motiv del disco a partire dalla copertina. Perché l'America del duo è quella latina, è quella che “scende ruzzolando dai tetti di lamiera, indugiando sulla scritta Bevi Coca-Cola”.
Definita da qualcuno con un bell'accostamento la via mediterranea al progressive rock “Anima latina” ha due perle insuperabili: “Due mondi” e la title track “Anima latina”, i momenti più alti di del disco. Il primo, eseguito da Battisti insieme a Mara Cubeddu, che poi divenne voce dei Daniel Sentacruz Ensemble, è quello de “l'universo che respira” e di immagini come “da femmina latina a donna americana, non cambia molto... sai?”. Rara suggestione anche nel secondo brano, che dà il titolo all'album. Tra “bambini denutriti allegramente malvestiti”, è un viaggio nella musica e con la musica su “spiagge atlantiche” in cui incontrare “grosse mamme antiche dalla pelle marrone”. Sesso, erotismo, paesaggi urbani, esseri fantastici. Con “La nuova America” questi due brani costituiscono un trittico.
“Anima latina” parte invece con “Abbracciala abbracciali abbracciati” ed è un disco pieno di momenti sorprendenti come “Gli uomini celesti”, “Il salame”, brano solo apparentemente slegato dal contesto, o “Anonimo”. C'è anche la fantascientifica “Macchina del tempo”, quasi una rilettura da H.G. Wells. Insomma, un viaggio incredibile fino a “Separazione naturale”, stupenda conclusione.
Chi non l'avesse mai sentito prima o chi conosce solo il Battisti “canonico” della pur meravigliosa “La canzone del sole” non si fermi, però, a un primo ascolto. Per un album come questo la prima volta non conta quasi mai. Ma la seconda sì.

Da youtube Anima latina