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LUTTO

È morto Luigi Contardo, orafo dal cuore grande

17 febbraio 2019, 06:00

È morto Luigi Contardo, orafo dal cuore grande

LORENZO SARTORIO

Era un orafo all'antica. Uno di quegli artigiani che poteva benissimo competere con i blasonati colleghi che stupiscono il mondo nelle botteghe orafe del Ponte Vecchio di Firenze. Il proprio mestiere lo sapeva fare bene anche perché lo aveva iniziato all'età di 14 anni. Luigi Contardo è deceduto nei giorni scorsi all'età di 65 anni. Parmigiano del sasso abitò, per buona parte della sua vita, nella Parma antica all'ombra dei campanili del Duomo e di San Giovanni. Ragazzino, iniziò ad armeggiare con i preziosi sotto la guida di Giuseppe Bettini nell'officina orafa di borgo del Parmigianino per poi trasferirsi con lo stesso Bettini, di cui divenne socio, in via Corso Corsi. Persona onesta, retta, tutta d'un pezzo, a prima vista riservata e di poche parole, Contardo, era molto stimato ed apprezzato dalla vasta clientela. Infatti, alcuni anni fa, aprì una gioielleria in strada Repubblica. Di smisurata generosità e adamantina onestà, Luigi, serbava un grandissimo affetto, oltre che per la moglie Veronica, i fratelli Maria Pia, Daniela, Claudio, Giorgio ed i nipoti, anche per Palanzano, il paese natale della madre. Infatti, non appena il lavoro glielo consentiva, raggiungeva la perla della Val Cedra, a volte in auto, ma spesso in bici scalando con grande disinvoltura gli insidiosi tornanti di Lagrimone. Infatti il cicloturismo fu la sua grande passione come pure le escursioni in montagna. Profondo conoscitore della Val Cedra e della Val d'Enza, conosceva alla perfezione i più sperduti sentieri ed i passi lunigianesi e garfagnini. Un'altra passione di Gigi erano i trenini elettrici. Infatti, nel suo garage, aveva fatto posto ad uno stupendo plastico da egli stesso realizzato. Memorabili, però, rimarranno le sue imprese come cicloamatore unitamente ai fraterni amici Eugenio Cavali e Sergio Bresciani alla conquista dei passi appenninici come il Cerreto, il Pradarena, il Lagastrello, il Ticchiano, il Cirone e tanti altri che lo hanno visto protagonista. La semplicità e l'autenticità del suo carattere e del suo stile di persona buona le coniugava con il suo sentirsi montanaro a tutti gli effetti tra quelle cime amiche del Caio e del Faggeto che contemplava dal suo orto- giardino dopo una faticaccia in sella alla sua inseparabile bici.

Questa sera, alle 21, nella chiesa di Santa Maria del Rosario in via Isola, sarà recitato il rosario mentre i funerali si svolgeranno domani, partendo dall'Ospedale Maggiore alle 13.30 per la chiesa di Palanzano dove la salma giungerà alle 15.

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