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Francesco Moser al Travel Outdoor Fest: «Così mi tengo in forma»

17 febbraio 2019, 06:00

Francesco Moser al Travel Outdoor Fest: «Così mi tengo in forma»

MARA VAROLI

Il giornalista Beppe Conti gli ha chiesto simpaticamente «scusa» per non averlo inserirlo tra i 10 campioni più grandi di sempre nel suo libro «Fausto Coppi», ma alla fine in quella classifica l'«amico» ci è entrato comunque. E per diritto. Perché di vittorie Francesco Moser ne ha collezionate tante e ancora oggi gli appassionati e non si inchinano al suo cospetto. Così è successo alla Fiere di Parma: tra selfie, autografi e interviste, far due chiacchiere con Moser è stata un'avventura.

Un'attesa tutta ripagata, vista la grandezza del personaggio: «Sono appena tornato dall'Oman: mare e bici tutti i giorni», dice il campione. Una vacanza all'aria aperta con la sua inseparabile bike, che non molla neppure alla Travel Outdoor Fest, quando nel padiglione 2 trova una vera pista per ciclisti: cosa vuoi che siano per lui 700 metri di sali e scendi a tutta velocità? E i giri non si contano più.

Sessantasette anni, un'energia da 20 e agricoltore di professione, la Fiera non poteva azzeccare un testimonial migliore: Moser il turismo attivo ce l'ha nel sangue: «Sono sempre all'aria aperta e appena posso sulla bicicletta: mi tengo in forma - continua, sorridendo -, anche martedì scorso sono arrivato fino al Lago di Braies. E poi c'è la vita nei campi». Un campione di ciclismo entusiasta della sua nuova professione, tant'è che brinda volentieri al buffet di inaugurazione con i suoi vini del Trentino insieme agli amici parmigiani: «Anche qui da voi si va tanto in bici - ricorda Moser - e sono tanti gli ex campioni che abitano in questa bella città». Accanto a lui c'è infatti Claudio Torelli e gli aneddoti si sommano. A cominciare da quella prova di Campionato italiano a Compiano del 1981, fortemente voluta da Lauro Grossi, per 250 chilometri e un forte dislivello: «Io ero in fuga - confessa Torelli -, ma ha vinto Moser con una volata memorabile. Stessa cosa a Salsomaggiore, dove Moser ha vinto la tappa del Giro d'Italia». I ricordi legati a Parma e alla sua provincia sono tanti: «Anche quella volta per la Milano Vignola - prosegue Moser - siamo partiti da Parma. Senza dimenticare che quando ho vinto il mondiale il mio massaggiatore, Zoni, era di Parma. E l'anno scorso sono venuto a presentare il mio film "Moser. Scacco al tempo" grazie alla Barilla». Fan e giovani promesse del ciclismo come Manuel Senni e Luca Covili, che fermano il campione e gli chiedono consigli: «La differenza tra il ciclismo di ieri e di oggi? Nel 1973 sono passato professionista e le prime gare le ho disputate sulla riviera ligure - risponde Moser -. Poi ho avuto un intervento e sono ripartito nel 1974. Il nostro ciclismo era più artigianale: allora non esisteva la radiolina. Insomma, non eravamo telecomandati». E a proposito di giganti, ha ricordato la morte di Marco Pantani: «Me lo ricordo come se fosse ieri. Quella sera del 14 febbraio di 15 anni fa, ero a Laigueglia per la corsa d'apertura del calendario italiano. Ero ospite a una cena in una villa dove non c'era segnale per il telefono. Ma verso le 22 è arrivata la notizia: difficile credere a quella morte, una cosa impossibile - scuote la testa Moser -. Perché se uno fa il corridore, il cuore è forte».

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