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Beduzzo

Bocconi killer, cane salvato dal padrone

19 febbraio 2019, 06:00

Bocconi killer, cane salvato dal padrone

Beatrice Minozzi

Un gatto è morto, un cane si è salvato per «un pelo» - è proprio il caso di dirlo – e un cinghiale è stato visto agonizzante nascosto dentro un cespuglio. Tutti e tre si erano fatti ingolosire da un invitante bocconcino, che al suo interno nascondeva però un potentissimo veleno. Un mix di strutto e palline blu – lumachicida o topicida, a stabilirlo saranno le analisi dell’Istituto zooprofilattico – gettate da una mano ancora ignota in via Case Monticelli, sopra la frazione cornigliese di Beduzzo. Neppure la vicinanza alle case ha fatto desistere il criminale – perché di questo si tratta – che ha gettato le esche avvelenate vicino ad un fosso, dove domenica le hanno trovate Nebbia, la maremmana di circa un anno che fortunatamente si è salvata, ma anche un gatto e un cinghiale a cui purtroppo è andata peggio.

A salvare Nebbia è stata la prontezza di riflessi del suo padrone, che vedendola arrivare nel cortile con in bocca qualcosa, si è subito insospettito. «Ho visto subito che stava masticando qualcosa – spiega l’uomo – ed ho voluto capire cosa fosse. Le ho messo un dito in bocca e quando ho tirato fuori un boccone di strutto e palline blu ho subito capito che si trattava di un boccone avvelenato». Anche se probabilmente con il suo tempestivo intervento aveva evitato che il cane ingerisse il veleno, l’uomo ha comunque chiamato il veterinario, che ha somministrato a Nebbia e a sua sorella un antidoto in via preventiva. Le due cagnolone stanno bene, mentre peggio è andata al gatto dei vicini di casa e ad un cinghiale. I proprietari di Nebbia hanno immediatamente allertato i Carabinieri Forestali, che ieri hanno scandagliato la zona alla ricerca di altre esche avvelenate e che hanno avviato le indagini per risalire all’autore di questo vile gesto. Probabilmente già oggi, inoltre, il sindaco di Corniglio Giuseppe Delsante, emetterà un’ordinanza per segnalare la zona di pericolo, che rimarrà «off limits» fino a che l’area non sarà bonificata. Fine febbraio, primi di marzo. E’ questo il periodo più a rischio per i bocconi avvelenati: spesso, infatti, questo stratagemma ha lo scopo di eliminare i predatori, che – per loro natura – cacciano prede come lepri e fagiani, che in questo periodo dell’anno sono in fase di nidificazione. C’è però un predatore ancor più «forte» - leggi l’uomo – che dalla sua ha l’intelligenza, se così si può chiamare, di combattere con i suoi rivali in territorio di caccia - leggi lupi, volpi, faine – ad armi impari, ovvero con i bocconi avvelenati. Che il boccone venga ingerito da un cane, quindi, è solo un «incidente di percorso», che però la vile mano che ha preparato l’esca ha sicuramente messo in conto. E ne pagherà – si spera – le conseguenze.

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