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CONDOMINI

Condannato l'amministratore Alberto Occhi. E spunta un altro maxi buco

19 febbraio 2019, 06:03

Condannato l'amministratore Alberto Occhi. E spunta un altro maxi buco

Georgia Azzali

Ormai stavano per tirare un sospiro di sollievo: ultima rata del mutuo per i lavori di ristrutturazione del condominio. E stop ai pensieri per Carla e Aldo (i nomi sono di fantasia, ndr). Se non fosse che proprio in quei giorni dalla banca arriva il sollecito che mai avrebbero potuto immaginare: «La rata di gennaio non risulta pagata». Eppure quei 2.002 euro sapevano benissimo di averli consegnati nelle mani di Alberto Occhi, 63 anni, l'amministratore del palazzo di viale Piacenza in cui marito e moglie vivevano. Soldi dati, con tanto di ricevuta in cambio, ma - secondo l'accusa - rimasti nelle tasche dell'amministratore. Che ieri è stato condannato a 6 mesi e 900 euro di multa per appropriazione indebita. Il pm Rino Massari aveva chiesto 1 anno. Occhi potrà contare sulla sospensione condizionale solo se - una volta che la pena dovesse diventare definitiva - verserà 7.000 euro di risarcimento a marito e moglie, che si erano costituiti parte civile, assistiti dall'avvocato Carlo Amadini. Un'ingenuità. Una leggerezza. Sono passati più di tre anni, eppure Carla e Aldo continuano in qualche modo a colpevolizzarsi per aver consegnato quella somma all'amministratore. Ma, d'altra parte, perché sospettare? E poi quello era stato un caso assolutamente eccezionale. In quei giorni di fine anno del 2014, per un banale contrattempo, avevano trovato la banca chiusa, ma la rata era in scadenza, così avevano deciso di andare direttamente negli uffici della Plurima, la società fallita la scorsa estate, di cui Occhi era amministratore unico. Ed è proprio lui che intasca i soldi, anche se formalmente risultava essere un altro - sempre di Plurima - l'amministratore del condominio di viale Piacenza. Ma era Occhi - secondo quanto sottolineano marito e moglie nella querela - la persona a cui facevano riferimento i condomini e che si presentava alle assemblee. Ed è in una di quelle riunioni che nel 2011 viene deliberata una serie di lavori straordinari per il condominio: interventi che saranno pagati grazie a un mutuo acceso dai condomini. A Carla e Aldo, invece, viene fatto sottoscrivere una fideiussione a favore del condominio che prevede due rate annuali, a giugno e dicembre, da 2.002 euro ciascuna. Pagano con regolarità, Carla e Aldo, ma le somme non vengono versate sul conto aperto nell'agenzia della banca che ha concesso il mutuo, bensì su quello ordinario per le spese del condominio. Che stranamente è intestato a Occhi stesso. E quando marito e moglie vengono a sapere che quella rata non era stata pagata, scoprono anche che le altre somme da loro versate puntualmente venivano poi girate da Occhi per il mutuo anche dopo mesi. Insomma, l'amministratore avrebbe guadagnato anche sugli interessi attivi del conto (a lui intestato), mentre ai condomini venivano calcolati quelli passivi, perché passavano sempre alcuni giorni dall'addebito della rata del mutuo da parte della banca al versamento di Occhi. La doppia beffa. Oltre a quei 2.002 euro spariti.

Quei 110mila euro fatti sparire in viale Bottego

Luca Pelagatti

Quando le cose sembrano andare male è meglio non disperarsi. Perché potrebbero andare peggio. E' questa l'amara lezione che hanno appreso i residenti di un grosso condominio di viale Bottego che qualche anno fa hanno avuto dei problemi con l'amministratore del loro condominio. Come purtroppo sta accadendo troppo spesso in ogni zona di Parma. «Abbiamo capito che il vecchio amministratore aveva taroccato i conti. Così abbiamo riunito l'assemblea e l'abbiamo ricusato nominando una nuova professionista-spiega una residente. - Speravamo di avere risolto il problema. E abbiamo scoperto invece che la vera fregatura doveva ancora arrivare». Una doccia gelata comune a molti: cifre ufficiali non ce ne sono ma si parla di un centinaio di condomini coinvolti a Parma, migliaia di persone truffate da almeno sei o sette amministratori infedeli. E le cifre in ballo sono enormi. «Nel nostro caso la professionista che avevamo scelto riscuoteva i soldi delle spese ma non pagava i fornitori. Il risultato è che nel 2017 ci hanno anche staccato il riscaldamento». Da allora è passato più di un anno: ma persino sapere a quanto ammonta il buco lasciato non è facile e l'attuale amministratore, per provare a rimettere un po' di ordine nei conti, ha dovuto ricorrere persino a decreti ed ingiunzioni legali per cercare di avere una sorta di passaggio di consegne. «Le cifre certe non le ricordo. Ma credo si viaggi su un ammanco di centodiecimila euro», conclude il residente che aggiunge. «So invece perfettamente che le spese le ho dovute pagare due volte per ripianare il debito lasciato». Una beffa? No, una appropriazione indebita per la quale la responsabile è stata anche denunciata mentre la società di cui era legale rappresentante è stata dichiarata fallita lo scorso 30 gennaio. Alla base della sentenza un debito con un ex dipendente, a sua volta rimasto beffato, e una pendenza con l'Agenzia delle entrate di oltre 80mila euro. E date queste premesse nessuno dei condomini di via Bottego accarezza la speranza di recuperare almeno una parte del maltolto. Ma non sono gli unici: anche i residenti di una palazzina di Lesignano sono incappati nella stessa persona che, nel loro caso, ha fatto sparire 20 mila euro. «A testa c'abbiamo rimesso circa 1700 euro», rivela uno dei residenti che ha ricostruito con pazienza tutta la storia iniziata nel luglio 2016: «Noi versavamo puntualmente le spese che erano poi prelevate dopo pochi giorni e fatte sparire dal conto corrente condominiale. Addirittura erano state annullate le domiciliazioni del palazzo. Che venivano pagate, le poche volte che accadeva, con cifre in contanti». Insomma, il catalogo completo dei comportamenti illegittimi da parte di chi dovrebbe gestire i conti per gli altri. E invece li svuota con colpevole impegno. Negli uffici della procura, intanto, fanno sapere che ci sono parecchi procedimenti in corso: ma in attesa di una sentenza il nome di chi ha truffato non si può sapere e di conseguenza scrivere mentre, nonostante il riserbo delle Fiamme Gialle, tra gli addetti ai lavori si racconta che ci sono alcuni marescialli della Finanza impegnati, ormai ogni giorno senza sosta, a cercare di portare a termine una indagine che si trascina da almeno il 2015. «I nomi si dovrebbero sapere, è un modo per difendere i cittadini», rivendicano gli abitanti di altre quattro palazzine, tre in centro e una in via Emilia Est, che hanno visto sparire dai conti, ciascuno, almeno 10-15mila euro dal conto corrente. E il responsabile è un nome nuovo in questo balletto di sospettati speciali. L'ultima battuta va allora ad un portavoce degli amministratori seri e scrupolosi, ovvero la quasi totalità, che invoca una class action dei colleghi «per difendere il buon nome e la dignità della categoria». Tutto vero: gli amministratori seri ci stanno rimettendo la faccia. Tanti parmigiani un sacco di soldi.

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