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Polizia ferroviaria

In aumento i «portoghesi» su treni e bus

20 febbraio 2019, 06:00

In aumento i «portoghesi» su treni e bus

MICHELE CEPARANO

«Portoghesi» in aumento su treni e bus. È un dato diffuso dalla polizia ferroviaria accanto però al fatto che sono aumentati i turni di servizio nello scalo ferroviario, sui treni e nei pattugliamenti sulle linee. In aumento anche i controlli effettuati alla stazione di Parma e il numero di persone identificate, allontanate e fotosegnalate. In calo anche le denunce dei cosiddetti reati predatori. Negli ultimi tempi sono aumentati, invece, come detto, del 20 per cento, i rifiuti di dare indicazioni sulla propria identità. «Non solo sui treni ma anche sugli autobus (molte linee infatti fermano in stazione, ndr) viene richiesto il nostro intervento - spiega Massimo Robuschi, comandante della polizia ferroviaria di Parma - per casi che vedono protagoniste persone che non pagano il biglietto». Quelli che, con un termine ingrato e, sembra, addirittura falso, vengono definiti «portoghesi».

Persone che, aggiunge Robuschi, «preferiscono rifiutarsi di fornire le proprie generalità, darle addirittura false o, nei casi più estremi, assumere atteggiamenti violenti nei confronti degli addetti, piuttosto che regolarizzare la loro posizione pagando la sanzione prevista per chi viaggia senza biglietto».

In questi casi i trasgressori «vengono identificati in ufficio con il sistema “Spid” per le impronte che fa sì che non si possa più, come in passato, fornire le generalità di altri obbligandoli a essere sottoposti a procedimenti amministrativi che prevedono sanzioni anche gravi».

Il 19 febbraio di settant'anni fa a Parma veniva rifondata la polizia ferroviaria, oggi conosciuta come polfer. Nella ricorrenza, ieri mattina, davanti alla stazione, la polizia ferroviaria ha allestito un banchetto informativo. Oltre che per «incontrare» la città, è stata anche un'occasione per fare un bilancio sulla situazione di questo punto nevralgico di Parma.

«Il nostro lavoro - aggiunge Robuschi - è molto attento per quanto riguarda la vigilanza attraverso prevenzione e controlli agli arrivi e alle partenze, con l'ausilio del metal detector. I viaggiatori sotto questo aspetto collaborano molto. Esternamente alla stazione, invece, c'è un grosso servizio coordinato dalla questura che vede impegnate tutte le forze di polizia sul campo». Il nemico principale è lo spaccio di droga. «Negli ultimi mesi - continua - si può dire che, grazie a un incremento d'organico, la situazione in zona stazione è decisamente migliorata, specie nelle ore serali». A migliorare il lavoro della polfer c'è, infatti, lo «Spid» (acronimo di Sistema pubblico di identità digitale) che «permette di prelevare le impronte di tutti i soggetti e quindi di avere un'identificazione certa nel giro di pochi minuti. Oltre a questo, è preziosissimo anche il sistema di videosorveglianza che consente la risoluzione di molti casi come borseggi o aggressioni sia all'esterno che all'interno. Questo è stato reso possibile anche grazie alla ristrutturazione della stazione».

Tornando al banchetto allestito ieri mattina, il comandante spiega: «Lo abbiamo fatto per far conoscere la nostra presenza in questa città, che cerchiamo di rendere ancora più visibile in quella che è una delle sue porte d'accesso. Parma è una città che vive molto di pendolarismo per quanto riguarda il terziario e gli studenti e noi vogliamo rafforzare i servizi di prevenzione e la sicurezza della stazione». La polfer ad oggi può contare su diciannove poliziotti fissi, compreso il comandante. «È un numero leggermente insufficiente - conclude -. Basterebbero infatti altri tre o quattro agenti per poter essere ancora più efficienti».

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