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TRUFFA

Ruba l'identità all'amica e chiede prestiti a suo nome: condannata

21 febbraio 2019, 06:00

Ruba l'identità all'amica e chiede prestiti a suo nome: condannata

Pochi soldi. E quel bisogno assoluto di trovare un lavoro al più presto. Fragile e ingenua, Carla (il nome è di fantasia, ndr), tanto da credere ciecamente in quella nuova amica che avrebbe risolto in un lampo tutti i suoi problemi. Impossibile pensare all'inganno terribile che l'altra stava orchestrando: un vero e proprio furto di identità per ottenere un prestito di 20mila euro, tentando anche di ottenerne un secondo di un paio di migliaia di euro in più. E sarebbe toccato a Carla pagare le rate del finanziamento, se la polizia non avesse scoperto che era lei la vittima della truffa.

Perché la regista era quella conoscente, apparentemente così garbata e generosa: in realtà, una 33enne, residente a Brescello, con qualche guaio con la giustizia sulle spalle, che ieri è stata condannata con rito abbreviato a 2 anni per truffa, tentata truffa, sostituzione di persona e calunnia.

Eppure lei si era dimostrata così premurosa con Carla. «Parlerò coi responsabili dell'azienda dove lavoro. E vedrò di farti assumere», le aveva detto. E pochi giorni dopo Carla aveva ricevuto una serie di messaggi da quello che si era presentato come il capo del personale della ditta dell'amica. Che con l'aria seria del professionista indaffarato le aveva chiesto una serie di documenti per avviare la pratica di assunzione. «Deve fotografare la sua carta di identità e spedirmela via WhatsApp. Nello stesso modo si faccia un selfie con la carta di identità in mano, in modo da dimostrare che è proprio lei. Poi mi metterò in contatto con lei appena pronto il contratto».

Certo, una procedura insolita. Ma Carla attendeva da tempo una possibilità. E si è attaccata anche a quella che pareva molto più di una speranza. Se non fosse che, qualche settimana dopo, si è ritrovata davanti gli uomini della Squadra mobile. «Lei è indagata per truffa», le hanno spiegato i poliziotti. E alla donna è caduto il mondo addosso. Gli investigatori le spiegano che lei aveva di recente chiesto in maniera irregolare a due società finanziarie un prestito con la forma della cessione del quinto dello stipendio.

Ma Carla non ha un lavoro e tantomeno uno stipendio. È allibita, non riesce a comprendere ciò che sta accadendo. Così, gli investigatori cominciano a scavare in quella storia, che anche a loro pare bizzarra. E scoprono che i documenti fotografati dalla vittima erano stati usati dalla finta amica per presentare la domanda a tre società finanziarie per il prestito. Oltre alla carta di identità, la truffatrice aveva aggiunto anche una falsa busta paga taroccata e aveva pure aperto un conto corrente online sempre intestato a Carla. Per farlo aveva sfruttato il fatto di possedere la copia dei documenti (che nei casi di operazioni online è sufficiente spedire per posta elettronica) e anche una certa somiglianza fisica. E la truffa almeno in un caso ha funzionato, mentre un secondo tentativo sempre di oltre 20mila euro è stato bloccato, dopo la scoperta della truffa.

Un «furto di identità». Che ha creato comunque una marea di problemi a Cala, nonostante il lieto fine.

G.Az.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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