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Lutto

E' morto il maresciallo Marsicano, «papà» dei boat people in fuga dal Vietnam

22 febbraio 2019, 06:00

E' morto il maresciallo Marsicano, «papà» dei boat people in fuga dal Vietnam

ROBERTO LONGONI

Fu una fuga d'amore. A 16 anni via da Parma, via dai banchi di scuola per arruolarsi a La Spezia. «Vieni in Marina e girerai il mondo»: può suonare come una presa in giro a caratteri cubitali, sui manifesti alle spalle di chi è arenato in caserma. Con Pasqualino Marsicano non fu così: lui il largo lo prese davvero. E nell'estate del 1979, a bordo dell'Andrea Doria partecipò al salvataggio dei boat people in fuga dal regime comunista dopo la vittoria del Vietnam del Nord. La missione lo portò fino al mar della Cina, lungo una remota frontiera d'umanità sofferente. Un mese laggiù lo segnò per sempre.

Mercoledì mattina, il maresciallo Marsicano è salpato per un viaggio senza ritorno. Aveva 75 anni, da tre e mezzo era malato, senza che lo spirito mai alzasse bandiera bianca. Domani alle 10 il feretro partirà da Villa Ramiola, per i funerali alle 10,45 in San Giovanni Battista in via Anna Frank. Dietro di sé Marsicano lascia una stanza tappezzata di fotografie del periodo sotto le armi. Corrispondono all'esistenza ricordata dopo l'ictus del 2015. «Da quel giorno, la memoria trattenne solo la sua vita militare» racconta la figlia Serena. E la divisa il padre l'aveva tolta a 39 anni, dopo 23 di servizio.

Innamorato del mare, per i primi cinque anni Marsicano ne fu avvolto a ogni immersione del suo sommergibile. Non c'è come condividere l'aria e gli spazi angusti di un sottomarino per forgiare un gruppo inossidabile. «Ogni anno - prosegue Serena - lui e gli altri della squadra Ete 60 si riunivano. Tutto il resto passava in secondo piano». E passavano in secondo piano lo spazio e il tempo, quando lui, ancora fidanzato, voleva soffiare baci dal palmo della mano a Francesca Martinelli, colei che sarebbe diventata sua moglie. In treno o in auto, partiva da Taranto: un giorno di licenza per arrivare sotto le finestre dell'amata, in via Racagni, e poi rientrare. «Adorava fare sorprese: aspettava che lei si affacciasse, per mandarle un saluto senza una parola. Erano tempi così».

Aveva tre anni, Serena, quando il papà partì per la missione a bordo dell'Andrea Doria, in squadra con la Vittorio Veneto e la Stromboli. Lui portò con sé i vestitini della figlia. Era stata Francesca a tenerli («Possono sempre tornare utili»): servirono a rivestire i bambini dei boat people. A Marsicano era stato chiesto di stare con la gente raccolta nell'oceano. Aveva il carattere, l'empatia. I primi profughi, l'ammiraglia li raccolse su un motoscafo accanto a una piattaforma petrolifera. Erano quarantina: spauriti, in balia del mare forza 4, disidratati e affamati. Abituati a essere respinte: tanto che una madre lanciò il figlioletto tra gli italiani, perché almeno lui si salvasse. Il gommone dei nostri era stato allontanato da un'onda: lei temeva se ne andasse.

Marsicano aiutò i profughi a lavarsi e a vestirsi con abiti puliti. Gente di tutti i tipi e di ogni età. I bimbi lo chiamavano «daddy», il papà che seminava caramelle sul ponte di una nave da guerra. Per gli adulti era «capo». Molti di loro si esprimevano anche in inglese e in francese. Lui, che altre lingue oltre all'italiano non ne conosceva, parlava la lingua del cuore: e si faceva capire. Per il suo battesimo, ricoprì con una vestina di seta di Serena il bimbo partorito da una profuga due ore dopo l'imbarco. Il piccolo, chiamato Andrea, sopravvisse solo poche ore.

Dalle nostre tre navi, il 20 agosto del 1979 sbarcarono a Venezia 900 vietnamiti. Ma la missione non era finita per il sottufficiale. A proprie spese organizzò una raccolta di abiti, per portarli nei campi d'accoglienza a Chioggia, Asolo e Cesenatico. Tra loro, la giovane Thanh Tam, che aveva fatto da tramite tra i propri connazionali e Marsicano per tutta la missione. Adottata da un collega del sottufficiale parmigiano, la ragazza sposerà un veneto. Al matrimonio, invitati dalla sposa, solo i due marinai dell'Andrea Doria. In uno dei successivi incontri, lui le donò una bottiglia di whisky comprata sull'Andrea Doria proprio nel 1979. Per brindare alla libertà. Anche lei piangerà la scomparsa di quel lontano «papà» venuto dal mare.

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