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NEL PAESE DELLA RABBIA

Parole che uccidono

22 febbraio 2019, 06:00

Parole che uccidono

Ho scritto «ti odio» sulla rabbia nell'Italia del rancore

Le parole sono pietre, proiettili. Le parole splendono di luce, scriveva Emily Dickinson, ci illuminano, ci fanno vivere bene. Oppure sono fendenti di spada, muri alzati, ferite. E se sono scritte, restano nel tempo, immobili ma potentissime, a moltiplicare l’effetto delle emozioni sull’anima.
Al cuore è stato colpito Bakary Dandio, un ragazzo nigeriano di 21 anni, oggi campioncino di atletica, arrivato su un barcone, poi adottato da una famiglia di Melegnano che aveva perso una figlia di 17 anni, la notte di Natale di 15 anni fa, in un incidente stradale. “Ammazza al negar”,  ha scritto in un dialetto scombinato un “coraggioso” anonimo, nell’androne di casa del ragazzo, firmando la minaccia con una svastica disegnata al contrario,  silenziosa testimone – quantomeno - di una scarsa consuetudine dell’autore coi libri di storia.
Ma alla minaccia razzista Bakary ha risposto «Non mi fate paura», mentre la mamma adottiva, figlia del fondatore degli scout di Melegnano, è andata avanti a testa alta: «Intendo lasciare un mondo migliore di quello che ho trovato. Al ministro Salvini chiedo che condanni quanto avvenuto, perché la violenza nasce anche da episodi come questo». Loro che al dolore estremo della morte hanno risposto con un gesto d’amore.
Le parole sono pietre, proiettili. Seminano pace e  tolleranza, rancore e disperazione. Cambiano la vita. Eppure proprio sul muro di una scuola di Parma, il liceo scientifico Marconi, è apparsa la scritta “Spara a Salvini e mira bene”, come raccontiamo nell'articolo qui a fianco.  E' l'aria che tira nell'Italia del rancore e fa paura questa carica di rabbiosa violenza che si alza dai giovani e lievita sotto i nostri occhi troppo svagati. La Digos sta indagando, è anche possibile che la scritta venga da ragazzi che non sanno quello che fanno, ma comunque restano il sapore dell'odio e l'alone tragico di  slogan che ricordano così terribilmente da vicino gli anni di piombo. Allora, abbiamo tutti perso la consapevolezza del peso specifico delle parole?
Ma le parole vestono i pensieri: se pensi male, parli e scrivi male. Forse ciò che dobbiamo recuperare è sì l’idea che quando parliamo, e ancor più quando scriviamo, possiamo cambiare il mondo in meglio o in peggio, possiamo perfino uccidere. Sotto le parole, ci sono i valori, la cultura, la ragione. Se sono buone, alimentano la gentilezza e l’empatia. Allora non abbiamo smarrito solo l’educazione e la cultura delle parole. Chissà qual è la causa e quale l'effetto: ma di certo abbiamo perso anche la capacità di metterci nei panni dell’altro.
Anna Maria Ferrari

Proclami anarchici e Minacce a Salvini sul muro del Marconi

(Di Luca Pelagatti)

Il copione è già visto, la minaccia già sentita. Ma come dicono gli addetti ai lavori, quelli abituati ad andare oltre la semplice apparenza delle calate di vernice lasciate su un muro, l'origine di quella pioggia di scritte sulle pareti del liceo Marconi ha origine più lontana. Addirittura, forse, in una altra regione.

«Spara a Salvini e mira bene», «Libertà ai prigionieri e fuoco alle patrie galere»: ecco alcune delle frasi comparse in queste ore in via della Costituente. E come sempre in questi casi è scattato l'allarme e sono iniziate le indagini da parte della Digos.

Ovviamente gli inquirenti non commentano e si limitano a confermare l'attività in corso. Ma frugando in rete e analizzando quanto accade anche intorno a Parma si capisce che graffiti hanno una origine anarchica. E che quell'universo antagonista, in questi giorni, sta vivendo una grande agitazione.

La causa è legata alla raffica di arresti messi a segno di recente dalle forze dell'ordin in Trentino dove una cellula, ritenuta ormai pronta a passare alla fase degli attentati e della violenza, è stata azzerata.

E subito dopo, caso strano, anche a Parma qualcuno ha iniziato a spargere in giro attacchi con la bomboletta contro quelli che vengono indicati come i responsabili della repressione. Chiedendo insieme la liberazione dei fermati.

«Noi abbiamo in corso delle indagini e degli accertamenti», si limitano a riferire alla Digos di Parma. Dove si aggiunge che simili scritte non sono certo un episodio isolato ma compaiono con frequenza. Ma che arrivare ai responsabili non è mai facile.

«Vengono quasi sempre lasciate sui muri delle scuole della città, in orario notturno e in zone non coperte da telecamere di controllo». E le zone intorno a via Toscana, le pareti dell'università e le facciate degli istituti sul Lungoparma e dintorno sono gli obiettivi consueti.

Adesso, come sempre in questi casi, le minacce verranno cancellate ma ne resterà l'alone. E soprattutto, la preoccupazione è condivisa da molti, c'è il rischio che l'esortazione a sparare possa comparire altrove.

E che, come dimostrano le accuse agli arrestati di Trento, qualcuno possa andare oltre la tentazione di una frase scarabocchiata con la vernice. E passare alle molotov e alle bombe.