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Inchiesta

Quote per la musica italiana nelle radio? Meglio di no

22 febbraio 2019, 06:00

Quote per la musica italiana nelle radio? Meglio di no

Margherita Portelli

Le quote tricolore alla radio non trovano l'appoggio gialloblù.

E non c'è immagine più adatta di un arcobaleno, forse, per rappresentare la posizione di molti addetti ai lavori rispetto alla proposta di legge avanzata nei giorni scorsi dal presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni Alessandro Morelli, in cui si chiede che «le emittenti radiofoniche, nazionali e private» riservino «almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione».

Lascia perplessi, soprattutto, l'esplicito riferimento del politico leghista (fino allo scorso anno direttore di Radio Padania) al vincitore dell'ultima edizione del Festival di Sanremo, Mahmood (al secolo Alessandro Mahmoud), cittadino italiano nato da madre sarda e padre egiziano, che si è aggiudicato la vittoria sul palco dell'Ariston con il brano «Soldi».

«La vittoria di Mahmood all'Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica – ha dichiarato all'AdnKronos Morelli -. Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro Paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare». «Mi auguro infatti che questa proposta – ha specificato - dia inizio a un confronto ampio sulla creatività italiana e soprattutto sui nostri giovani».

La proposta si rifà a un sistema, quello delle «quote», che è applicato da 25 anni in Francia (dove le radio devono trasmettere musica di artisti francesi per il 40% della programmazione giornaliera). Il testo «Disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana» indica inoltre che venga prevista una quota pari almeno al 10% della programmazione giornaliera alle produzioni degli artisti emergenti.

«Lo stesso Salvini in un'intervista ha dichiarato che la musica è soggettiva e ha in un certo modo smontato la proposta del suo deputato - ha sottolineato Simonetta Collini, voce di Radio Parma -. Posto che a Radio Parma trasmettiamo molta musica italiana, anche “datata” e di qualità, non trovo giusto che si arrivi a imporre che tipo di musica passare. Poi ci sono artisti italiani che cantano in inglese: quelli come li consideriamo? La questione linguistica nella musica non credo abbia ormai più senso. Una proposta simile l'aveva avanzata anche Franceschini qualche anno fa».

«Sono rimasto stupito dalla proposta, perché i dati ci dicono che nel 2018 il 45% delle canzoni trasmesse alla radio erano brani italiani e più di una novità su due inviata alle radio è stata italiana (fonte EarOne) - ha aggiunto il collega di RPR Andrea Gatti -. Mahmood stesso è italiano, anche se la ritmica del suo brano non è certo la “classica” melodia nostrana».

Anche due noti dj del panorama musicale parmigiano hanno detto la loro in proposito «Ci avviciniamo al paradosso, al farsesco - ha specificato Robi Bonardi -. L'artista che ha vinto Sanremo e i suoi produttori sono italianissimi. Mi sembra che il tutto si avvicini più al battibecco politico che ad altro, e che si provi a fare leva sulla disinformazione e sul fraintendimento; personalmente credo che la musica sia prima di tutto mescolanza, commistione. Su una cosa però sono d'accordo: riservare una quota agli artisti emergenti».

Enrico Frambati, dj Frambo, ha aggiunto: «Trovo che questa proposta di legge non abbia molto senso: oggigiorno, ahimè, il livello qualitativo della musica italiana è molto basso – ha specificato -. I protagonisti della musica italiana di oggi non hanno niente a che vedere con gli artisti di ieri, i giovani ascoltano l'inascoltabile. Se dare spazio alla musica italiana significasse passare per radio qualità, allora potrei anche essere d'accordo, ma stando così le cose non mi sento proprio di appoggiare questa proposta, che per altro ha a mio parere un'accezione puramente politica».

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