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INCHIESTA

Sequestro dell'Aqualena, tutti i retroscena. E le parole choc di un pentito di 'ndrangheta

22 febbraio 2019, 06:03

Sequestro dell'Aqualena, tutti i retroscena. E le parole choc di un pentito di 'ndrangheta

GEORGIA AZZALI

Evadere le tasse senza dare nell'occhio. La ricetta? Vecchia, ma sempre buona: trovare dei prestanome fidati. E fare dei passaggi di società alla velocità della luce. È la strada - secondo gli inquirenti - seguita dai titolari del complesso sportivo Florida Fitness-Aqualena, tra via Ximenes e via Budellungo, un immobile del valore di quasi 3 milioni di euro. Il sequestro della struttura, dopo una complessa indagine della Finanza, coordinata dal pm Umberto Ausiello, è scattato ieri mattina. Ma l'impianto, che sarà affidato a un amministratore giudiziario, resta aperto. Via libera anche al blocco di beni mobili e immobili per oltre 900mila euro complessivi, quanto sarebbe stato sottratto all'Erario tra imposte evase e crediti fittizi, considerando tutte le quattro società coinvolte: V.V.V. Aqualena, Aqualena sport asd, Hcp e House Immobiliare. E a tirare le fila di tutto, i fratelli calabresi Antonio e Marcello Vetere, 62 anni e 50, ritenuti gli amministratori di fatto di tutte le società, insieme al reggiano Alessandro Vitale, 39 anni, convivente della figlia di Antonio. Sarebbero loro i veri titolari delle attività, secondo il tribunale del Riesame, che ha concesso il sequestro del Florida fitness dopo che il gip, lo scorso gennaio, l'aveva negato, autorizzando solo il blocco di alcune somme ai prestanome. Le teste di legno, secondo gli inquirenti, anche se formalmente i rappresentanti legali delle società: Nicola Ciarliero, barese, Michele Mari, palermitano, e Antonio Caruso, cosentino. Ma una mano importante l'avrebbe data anche il commercialista modenese Alberto Pagliani: suo il visto di conformità sui documenti della Hcp. E i reati fiscali contestati sono diversi, a partire dalla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, di cui sono accusati i fratelli Vetere, Vitale e Mari.

LA VENDITA LAMPO

In particolare, è il complesso sportivo ad aver attirato l'attenzione degli inquirenti. Subito dopo aver avuto un accertamento da parte dell'Agenzia delle entrate, per oltre 500mila euro d'evasione nel giro di due anni, Mari e i Vetere, amministratori di fatto della società titolare - la V.V.V. Aqualena - creano una srl ex novo, la House Immobiliare, che acquista il complesso. «Una società ad hoc e priva di mezzi finanziari - sottolinea il procuratore Alfonso D'Avino -. Inoltre, è emerso che le rate del mutuo che gravavano ancora sull'immobile continuavano ad essere pagate dalla vecchia società».

Insomma, secondo gli investigatori, una cessione fittizia. Considerando che la società venditrice si era pure preoccupata di pagare le spese del notaio e quella nuova non ha poi mai pagato quanto dovuto. L'obiettivo? Far sì che l'immobile non finisse nelle maglie del Fisco, nel caso di una riscossione coattiva. Nessuna straordinaria generosità, dunque, da parte dei vecchi proprietari. Perché i veri titolari della piscina e del centro sportivo sarebbero rimasti sempre i Vetere. «Gli accertamenti contabili e documentali ci hanno permesso di individuare gli amministratori di fatto: questo è stato il vero punto di svolta», spiega il comandante provinciale della Finanza, Gianluca De Benedictis.

L'ASSOCIAZIONE SPORTIVA

Ma per dribblare il Fisco, bisognava pensare ed escogitare i sistemi più efficaci. Un'associazione dilettantistica sportiva, si sa, ha notevoli benefici fiscali. E tra il 2013 e il 2014, quando i riflettori della Finanza e dell'Agenzia delle entrate si accendono sul complesso di via Ximenes, la piscina è gestita dall'associazione Aqualena sport. «Ma ci si rende conto che in realtà si trattava di una vera e propria attività commerciale, che avrebbe dovuto presentare una dichiarazione dei redditi per oltre 500mila euro - spiega Carlo Pasquali, comandante del Nucleo di polizia economico finanziaria -. Poi, gli accertamenti sono stati estesi a tutte le altre società coinvolte. E sono emersi anche casi di indebita compensazione: debiti tributari, cioè, compensati con fittizi crediti Iva».

Un «giochino» che sta diventando sempre più di moda. Un altro modo per risparmiare (guadagnare) milioni alle spese dell'Erario.

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