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Tribunale

Ubriaco minaccia il «mondo intero»: condannato

23 febbraio 2019, 06:00

Ubriaco minaccia il «mondo intero»: condannato

Basa fu, ma per niente «allegra». A volte l'alcol tira fuori la parte meno pacifica del carattere: e così pare sia andata la notte del primo dicembre 2011, quando un (allora) ventenne parmigiano di origini calabresi se la prese con il mondo intero.

Litigò con gli avventori e i titolari dell'Astrolabio (la fu discoteca di via Zarotto), per concentrarsi su poliziotti, volontari di un'ambulanza e una psichiatra. Una storia che ha avuto la propria conclusione ieri mattina, in un'aula del tribunale, con la condanna dell'imputato.

Il ragazzo fu preso in consegna da una pattuglia della Squadra volante verso le 2 di quella notte. Dopo aver importunato un po' di gente, era stato invitato a uscire dai titolari. La presentazione del conto della drink card - che si presume piuttosto elevato, viste le sue condizioni - lo fece infuriare ancora di più. Si scaldò al punto di sentire il bisogno di togliersi la maglietta, alla faccia dei rigori dell'inverno.

Alla vista delle divise non si tranquillizzò. Anzi. A furia di spedire a quel paese i poliziotti che gli chiedevano le generalità, venne caricato sulla «pantera» e portato in questura. La colonna sonora di quel breve viaggio fu a base di minacce, con il giovane impegnato a dire ai poliziotti che avrebbe rotto le loro teste con una mazza da baseball.

Una volta in borgo della Posta, chiuso in una stanza di sicurezza, proseguì il monologo rabbioso, passando anche ai fatti. Dapprima orinò in un angolo, per poi lasciare il segno della propria rabbia sul plexiglass e sulle sbarre metalliche della porta della stanza di sicurezza. A quel punto, dalla questura partì una telefonata al 118. Serviva l'intervento di un medico.

Anche il personale a bordo dell'ambulanza fu offeso e minacciato. Finalmente, il ventenne venne riconosciuto al Pronto soccorso da qualcuno in servizio anche il giorno prima. Alla sua identità si risalì inserendo il nome della patologia nel sistema.

Il giovane sembrava essersi calmato, ma non era così. Ne diede prova al Diagnosi e cura, dove prese a male parole anche una dottoressa. Il pm Rino Massari a carico del giovane ha chiesto un anno di reclusione e a tanto è stato condannato (con pena sospesa) dal giudice Giuseppe Monaco.

rob.lon.

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