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PROCESSO

Lettere e messaggi choc: Gianni Bella nel mirino di uno stalker

27 febbraio 2019, 06:03

Lettere e messaggi choc: Gianni Bella nel mirino di uno stalker

Georgia Azzali

Non un ammiratore devoto. Né un fan che avrebbe voluto rivivere con il suo idolo i momenti struggenti di «Non si può morire dentro». Avrebbe voluto soldi da Gianni Bella. Denaro per non si sa quale fantomatico torto subito. Per più di un mese, la scorsa estate, ha inviato lettere, un libro e messaggi minacciosi a Chiara, la figlia del cantautore, ed è finito sotto processo, mandato alla sbarra con giudizio immediato. Quarant'anni, residente in provincia di Caserta, accusato di stalking aggravato, qualche anno fa aveva messo nel mirino anche Rossella Brescia, attrice ed ex ballerina di «Amici» e «Buona domenica», rimediando anche una denuncia. Una personalità borderline, con tratti deliranti, secondo la certificazione medica presentata ieri dalla difesa durante l'udienza d'avvio del processo, tanto che il giudice Gennaro Mastroberardino ha disposto la perizia psichiatrica.

Un'anima persa in un mondo tutto suo. Impenetrabile come la prima lettera arrivata ai primi di giugno dello scorso anno a casa di Gianni Bella, che ormai da moltissimi anni vive con la famiglia alle porte di Parma. «Il pranzo è stato servito. Il conto è presso Maria De Filippi. Saluti a Mina e ovviamente sua sorella. Grazie di tutto»: queste le parole scritte a mano, con inchiostro rosso, sul foglio. E sulla busta, il nome di Gianni Bella, oltre a quello della società di edizioni musicali del cantautore, ma anche il mittente.

Frasi insensate. E anche la firma, sotto a quel messaggio delirante, non suggerisce nulla a Chiara, la figlia di Gianni, che è anche amministratrice della società di edizioni musicali. Una decina di giorni dopo, però, la donna trova nella cassetta della posta della villa un'altra busta. Non spedita, questa volta, bensì inserita a mano nella casella. Dentro, un messaggio, sempre scritto a mano, ma decisamente più inquietante: «Strozzini infami». E un paio di settimane dopo lo stalker torna a farsi vivo. «Trovo una grossa busta, intestata sempre a mio padre e alle edizioni musicali, appoggiata sopra alla cassetta della posta di casa: dentro c'era un libro di Luciano De Crescenzo dal titolo "Garibaldi era comunista"», ha raccontato ieri Chiara in aula.

Il mittente? Sempre lo stesso. Quell'uomo residente in provincia di Caserta che per lei è un perfetto sconosciuto. Inizialmente cerca di convincersi che forse, sì, quelli sono gesti di qualcuno solo un po' stravagante. Ma il giorno dopo aver ritrovato il libro sopra alla cassetta cominciano a fioccare messaggi minatori (e ingiuriosi) anche sul suo telefonino, il cui numero poteva essere facilmente trovato sul sito della società di edizioni musicali. Sms come questo: «Riferisci a quel buffone di Gianni Bella che voglio i suoi soldi... Lui sa chi sono, la sua gente, quella gente che mi ha rubato e pestato per anni...». E sempre in quella stessa giornata Chiara riceve altri cinque messaggi dello stesso tono e una mail: «Buffone, truffatore, il tempo sta per scadere».

A quel punto decide di andare in caserma e fa una prima denuncia. «Ero preoccupata per me, perché in quel periodo ero a casa da sola, visto che i miei erano a Catania, ma anche per mio padre, che dal 2010, da quando ha avuto l'ictus, non può parlare, tanto che non gli avevo detto nulla di quelle lettere e di quei messaggi - ha spiegato la donna in aula -. Ho provato comunque a chiedere ad amici e a vecchi impresari di mio padre, ma nessuno aveva mai sentito parlare di quell'uomo».

Qualche giorno dopo la querela, però, Chiara riceve un'altra serie di sms WhatsApp e anche messaggi vocali. La voce è maschile, l'accento campano. Le parole? Deliranti e sempre più minacciose: «Don Giovanni, buonasera. I ragazzi hanno mangiato già due anni fa. I soldi miei ancora non li vedo. Domani è lunedì...».

Chiara integra la prima denuncia. Ma nel frattempo i carabinieri hanno già messo insieme alcuni tasselli fondamentali: il telefonino da cui erano partiti i messaggi era proprio intestato al quarantenne casertano che aveva anche firmato le lettere inviate a casa Bella. Nell'appartamento dell'uomo viene poi trovata la sim card con il numero da cui sono stati inviati sms e vocali. E alla fine di luglio il gip firma il divieto di avvicinamento per l'uomo a Chiara e a Gianni Di Bella. Ma da quando il telefonino è stato sequestrato, lo stalker non si è più fatto vivo. E ora spetterà allo psichiatra spiegare le sue ansie. Far emergere i suoi fantasmi.

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