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Il pericolo

A fari spenti nella notte: l'80% dei ciclisti parmigiani pedala al buio

02 marzo 2019, 06:00

A fari spenti nella notte: l'80% dei ciclisti parmigiani pedala al buio

Mara Varoli

A fari spenti nella notte: non ricorda solo le «Emozioni» di Battisti, ma anche quella che a Parma è diventata una «moda», per il divertimento di pochi e il dispiacere di tanti. Anzi, una cattiva abitudine e con tanti rischi per chi guida come «un pazzo», quando viene sera.

«Senza fanali, certo - conferma Roberto Ravasini, presidente del Radio Taxi - ma i ciclisti parmigiani fanno di più: si vestono anche di scuro e non si vedono nelle ore notturne. In questo modo, rappresentano un vero pericolo».

Un problema viabilistico che non riesce a trovare soluzioni. E di cui la «Gazzetta» ha già «parlato». Una «moda» che minaccia la sicurezza stradale di tutti, a destra e a sinistra, anche di pedoni e automobilisti, perché il ciclista che non accende le luci di sera è invisibile.

«Al buio e con la tendenza a buttarsi in strada appena si vede una striscia pedonale, come se fosse diritto di ogni ciclista attraversare in qualsiasi situazione - continua Ravasini -: non hanno il buon senso di valutare se l'auto che sta per arrivare tende a rallentare».

Ma chi sono questi ciclisti indisciplinati? «Prima di tutto stranieri - risponde il presidente del Radio Taxi -: gli extracomunitari non sanno nemmeno cosa sono i fanali delle biciclette, al contrario degli stranieri del Nord, che hanno persino i lampeggianti e rispettano molto le regole. Extracomunitari ma anche giovani parmigiani che non accendono mai i fanali: non li usano per niente. A questo si aggiunge che pedalano con le cuffiette alle orecchie: ascoltano la musica a tutto volume e non si rendono conto nemmeno dove sono. Non capiscono che rischiano di farsi male e non capiscono che possono creare problemi agli automobilisti. Saltano fuori da ogni angolo e senza guardare: così accade nei borghi, ma anche su strade importanti, là dove c'è da augurarsi che utilizzino la pista ciclabile. Chi va in bici deve mettersi in testa che non tutti gli automobilisti sono concentrati al cento per cento sulla guida: chi lo fa per mestiere, come noi, è più attento, ma altri spesso si mettono al volante con il telefonino ed è facile distrarsi».

Mauro Decaroli, autista dei bus della Tep dal 2016 e prima ancora autotrasportatore, è da 35 anni che lavora al volante. Spesso Mauro guida il cinque o il sette e cosa vede? «Uno su cento ha i fanali. E' una percentuale quasi nulla di ciclisti che viaggia correttamente - risponde -. Non hanno nessuna luce in città, ma anche fuori città, e non sanno cosa rischiano. Pochissimi poi hanno il giubbetto catarifrangente nelle strade extraurbane. Chi sono? Parmigiani di tutte le età e i giovani sono più spregiudicati perché le strade puntualmente le tagliano: passano da tutte le parti e prendono i passaggi pedonali come piste ciclabili. Per cui, guidare in città per chi è al volante di un bus significa fare lo slalom: bisogna avere cinque occhi per evitare un incidente. Ci vorrebbe un maggiore controllo delle forze dell'ordine, per informare i ciclisti del rischio che corrono».

Eppure le regole ci sono e sono sacrosante. Così la pensa il campione di ciclismo Vittorio Adorni : «Il codice della strada è chiaro: i fanali si devono mettere sulla bicicletta e si devono accendere. E invece a Parma non vengono utilizzati. Già adesso si permette di andare in bici contromano e su questa cosa non sono per niente d'accordo: perché è facile farsi male. La polizia municipale deve fare le multe a chi non si comporta correttamente sulla strada. Almeno l'80 per cento dei ciclisti non accende i fanali anche se li possiede. E' per la sicurezza di tutti che bisogna rispettare le regole: chi va in bicicletta, chi guida e chi va a piedi. In più - continua Vittorio Adorni - è facile di sera non vedere un ciclista. E' da tempo che esiste una sanzione per chi non usa i fanali e anche per chi non ha il campanello: sono accessori che non costano una esagerazione e sono indispensabili. Il regolamento va applicato. Ai miei tempi, quando ero giovane, non c'era questa moda e c'era più rispetto per le leggi: le bici di una volta avevano il fanale grosso con la dinamo, ora il fanale è a pila e se si accende davanti, si accende anche dietro. E' una questione di abitudine: in altri Paesi, come l'Olanda, mai il ciclista si sognerebbe di pedalare senza fanali, per cui è solo una questione di mentalità».

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