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LUNGOPARMA

A spasso nel greto del torrente: sorprese senza fine

04 marzo 2019, 06:02

A spasso nel greto del torrente: sorprese senza fine

ANDREA DEL BUE

Percorso ciclopedonale nella Parma sì o no? La città si divide. Ma cosa significa vivere dal suo greto il torrente che attraversa la città? Quali incontri, quali sguardi da un punto di vista unico e privilegiato? Abbiamo percorso a piedi il tratto di Parma dove il Comune vorrebbe realizzare il parco fluviale, in particolare un tragitto per bici e pedoni, di quasi due chilometri, nel tratto urbano; un progetto osteggiato da tredici associazioni ambientaliste, ma che ha già avuto l’approvazione in giunta a livello di studio di fattibilità tecnica ed economica.

Scendiamo lungo il corso d’acqua accompagnati da Alice Pessina, guida ambientale escursionistica, laureata in Scienze e tecnologie per l’ambiente, curatrice del blog «Un mondo di passi», uno spazio di divulgazione e confronto sull’interazione uomo-natura. Con noi anche la dolcissima Gea, setter inglese abituata alle camminate. Partiamo da ponte Italia per arrivare a ponte delle Nazioni, lato Oltretorrente. I recenti lavori di manutenzione del verde e l’assenza di precipitazioni da diversi giorni rendono di fatto particolarmente accessibile il tragitto; il passaggio dei parmigiani ha poi creato una sorta di camminamento naturale. Il sole alto del mezzogiorno, la temperatura primaverile e la leggerezza che solo il sabato sa regalare fanno il resto, per una passeggiata meravigliosa immersi nella natura. Ma non solo. Sotto il ponte Italia ci sono i resti di quello che era un rifugio per senzatetto: materassi, coperte, una poltrona, teli. Ci accompagna il canto di una cinciarella, tra olmi e pioppi. Alle spalle le nostre montagne, che appena si intravvedono a causa di una leggera foschia: il monte Caio, con le sue piste innevata (artificialmente). La bellezza si interrompe gettando lo sguardo un po’ più in là, sotto viale Maria Luigia: un rifiuto dopo l’altro. È l’orario di uscita dalle scuole, sul parapetto le coppie si scambiano baci, gli studenti aspettano l’autobus, un ragazzo getta un pacchetto di sigarette in mezzo alla meraviglia. Non fa rumore, ma fa male.

Giri lo sguardo verso l’alveo e vedi un martin pescatore che vola a pelo d’acqua. Nel tragitto incontriamo anche gazze, cornacchie, tortore, un fagiano, un codirosso e un luì piccolo sull’albero, un cormorano in volo, un germano reale sull’acqua. È solo quello che vediamo, perché la fauna è varia e numerosa.

«Qui ci sono tante specie animali, per una biodiversità non comune - spiega Pessina -. Non è facile vederle, soprattutto ad occhio nudo e negli orari in cui il fruitore medio frequenta la golena, perché è all’alba e al tramonto che si fanno vedere più facilmente. Per osservare un martin pescatore, si va all’oasi di Torrile e non si pensa al fatto di poterlo incontrare in città. Il fascino di questo ambiente è difficile da comprendere e difficile da spiegare. E ciò che non si conosce si tende a sottovalutarlo».

Qualcuno va di corsa, ma in un tratto si cammina nei rifiuti. Tra ponte Caprazucca e ponte di Mezzo, sguardi da mozzare il fiato: le case di via Bixio, con i loro giardini curati a pochi metri dalla corrente, le piante di sambuco e le rose selvatiche. Fanno sognare di vivere lì.

Taccuino e obiettivo della fotografa danno nell’occhio, scende una residente, si presenta come rappresentante del «Comitato civico per una corretta gestione del parco della Parma». Dice le sue ragioni, quelle degli ambientalisti, ma siamo qui in pace: solo a vivere, guardare, ascoltare e cercare di descrivere cosa significa passeggiare lungo il torrente. Intanto due amiche si siedono sull’erba, al sole, per un po’ di relax: verde a perdita d’occhio, a due passi da piazza Garibaldi. Avremo incontrato sette, otto persone nel nostro viaggio, non di più. Tra il ponte di Mezzo e ponte Verdi, sui muri c’è la Parma popolare, con un «Viva la Resistenza» a caratteri cubitali, vicino alla storica «Balbo t’è pasè l’Atlantic mo miga la Perma», in passato cancellata, oggi ritrovata.

Sull’altra sponda, poco più avanti, si danno da fare due netturbini per raccogliere sacchi di rifiuti, proprio all’altezza della pensilina di viale Toschi, dove l’arte di Pao, col suo martin pescatore a murale, non riesce a fermare l’inciviltà. Chi vive la Parma da dentro, la rispetta; chi la osserva, senza conoscerla, da fuori, la oltraggia.

Le arcate laterali di ponte Verdi sono un giaciglio per chi non ce l’ha. Ti inebri di bellezza guardando il Torrione visconteo e in un attimo ti sfiora la tristezza. Fino al ponte delle Nazioni è una nuova sfilata di case bellissime, prima di poter apprezzare il muro farnesiano.

Risaliamo in strada: clacson, rombi di motore e cemento ci fanno tornare alla realtà. Perché fin lì, a tratti, si è sfiorato il sogno. In conclusione: la Parma (al femminile, come piace ai parmigiani) è una bellezza unica. Resta da capire se il progetto di percorso ciclopedonale la valorizza o la deteriora.

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