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COLPO MILIONARIO

Maxi condanna per la «banda delle fogne»: 74 anni di carcere

05 marzo 2019, 06:02

Maxi condanna per la «banda delle fogne»: 74 anni di carcere

GEORGIA AZZALI

Ciro il Grande per loro era Ciro Di Marzio, l'immortale di «Gomorra». Sognavano una fiction sulle loro gesta. E, d'altra parte, il colpo cinematografico l'avevano messo a segno alla fine d'ottobre del 2017: un tunnel scavato nelle viscere della terra per poi riemergere nell'agenzia di Banca Intesa di via Venezia e fuggire con oltre 3 milioni di euro (stimati) tra soldi e preziosi chiusi in 84 cassette di sicurezza e più 100mila euro in contanti. Ma qualche mese dopo erano finiti in cella, come comuni mortali. E, ieri, per i 10 della «banda delle fogne» è arrivata una mazzata indimenticabile: più di 74 anni di carcere, in totale, oltre a diverse migliaia di euro di multa da pagare. Una condanna ancora più pesante, se si pensa che tutti avevano scelto il giudizio abbreviato, ossia il rito che prevede per legge lo sconto secco di un terzo della pena. Il giudice ha anche riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva di 150mila euro a Intesa San Paolo e un'altra di 10mila euro all'unica cliente dell'istituto di credito, tra i tanti derubati dalla banda, che si era costituita parte civile.

Un gruppo di professionisti: nove uomini e una donna (che poi ha collaborato alle indagini), tutti di origine campana. E di generazioni diverse: il più vecchio ha 64 anni, il più giovane 26. Con precedenti penali che per quasi tutti riempiono pagine e pagine. Una marea i reati contestati, a vario titolo, a partire dall'associazione a delinquere. E poi rapina, lesioni personali (durante il colpo era anche volato qualche schiaffone), ma anche danneggiamento, disastro doloso e tentata rapina. Perché tutti erano stati arrestati nel maggio dello scorso anno, quando erano alle prese con un altro mega scavo che avrebbe dovuto farli emergere in via Cavour per tentare il colpo anche all'agenzia Bper.

I carabinieri li avevano bloccati mentre stavano già pregustando la nuova impresa, dopo aver rischiato di far cedere un pezzo di strada e forse un palazzo. Dal loro appartamento-covo di borgo delle Colonne avevano scavato un tunnel di collegamento profondo quattro metri che li aveva portati dritti dritti dentro il sistema fognario e da lì, dopo una mezz'oretta di cammino nel dedalo di cunicoli sotterranei, all'incrocio tra via Cavour e borgo Angelo Mazza, dove avevano portato via altra terra: un tunnel lungo undici metri che sarebbe sbucato nella banca. Scavavano, ma non sapevano che c'era chi stava tenendo d'occhio le loro mosse. Gli investigatori erano lì a spiarli. Li aspettavano al varco, se non fosse che, a forza di colpi di badile, una porzione di manto stradale di borgo Angelo Mazza aveva improvvisamente ceduto. Così, investigatori e inquirenti erano stati costretti a fare le corse contro il tempo.

Ma il finale era comunque stato quello desiderato: due erano stati bloccati mentre stavamo per entrare nell'appartamento di borgo delle Colonne, altri quattro li avevano arrestati appena scesi dal treno in arrivo da Napoli, la donna l'avevano scovata nel Reggiano, dove abita, un altro catturato a Bellaria e gli ultimi due li erano andati a prendere a casa loro, al Sud. A parte la donna, che è libera, gli altri sono in carcere o ai domiciliari. Ma per il cinema forse ci sono ancora possibilità. D'altra parte, loro stessi si davano tempo: «Quando saremo vecchi faranno un film su di noi».

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